Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Palmira, dramma senza fine: via l'Isis, adesso la pulizia etnica la fanno i terroristi di Hezbollah alleati di Assad e Russia Commento di Lorenzo Cremonesi
Testata: Corriere della Sera Data: 08 aprile 2016 Pagina: 26 Autore: Lorenzo Cremonesi Titolo: «Cresce il rischio di una pulizia etnica nella Palmira 'liberata' da Assad»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 08/04/2016, a pag. 26, con il titolo "Cresce il rischio di una pulizia etnica nella Palmira 'liberata' da Assad", il commento di Lorenzo Cremonesi.
Lorenzo Cremonesi
Palmira
La comunità internazionale plaude la cacciata di Isis da Palmira. Un sentimento corroborato dalle prime informazioni, per cui pare che le distruzioni delle stupende rovine grecoromane catalogate come patrimonio dell’umanità dall’Unesco siano meno gravi di quanto temuto. Ma che accade ora alla sua popolazione? Non c’è il rischio che le truppe legate al regime di Bashar Assad compiano l’ennesima pulizia etnica? Il dubbio è più che lecito. Sono gli stessi abitanti locali a lanciare l’allarme. «Praticamente nessuno dei 55.000 residenti sunniti di Palmira, Tadmor come la chiamiamo noi, può tornare alle sue case. La dittatura di Bashar ci accusa di essere tutti pro Isis. I giovani maschi vengono uccisi sul posto», ci dice per telefono Ayman al Jemaiel, un residente di Palmira la cui famiglia è ora scappata a Homs. A dare la caccia agli abitanti sunniti non sono solo i soldati del regime, ma soprattutto le milizie sciite dell’Hezbollah libanese.
«Hezbollah detta legge. I suoi uomini hanno preso la città con la copertura dell’aviazione russa e adesso fanno da padroni. Tanti di noi sono diventati profughi in cammino verso la Giordania e Raqqa», aggiunge. Una denuncia confermata dai profughi di Palmira che di recente hanno raggiunto le milizie sunnite ribelli nelle zone di Aleppo e Idlib. E indirettamente confermata anche da Bryan Denton, un fotografo del New York Times che racconta di aver raggiunto la città scortato dai portavoce dell’Hezbollah sabato scorso. Nel suo articolo Denton descrive il problema delle cariche inesplose lasciate da Isis per rallentare l’avanzata nemica. Ma aggiunge anche che la città è deserta e che i nuovi «liberatori» non sono affatto certi che la popolazione potrà tornare alle sue case, «altrimenti Isis tornerà con loro». L’ennesima prova che il conflitto contro il Califfato nasconde in effetti una lacerante guerra civile regionale dai risvolti politici, religiosi e sociali.
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