Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
2015, l'anno del boia: Iran leader mondiale per le esecuzioni capitali, seguono gli altri Paesi islamici Commento di Enrico Caporale
Testata: La Stampa Data: 07 aprile 2016 Pagina: 11 Autore: Enrico Caporale Titolo: «L'anno del boia: nel 2015 record di esecuzioni»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 07/04/2016, a pag. 11, con il titolo "L'anno del boia: nel 2015 record di esecuzioni", il commento di Enrico Caporale.
Escludendo la Cina e la Siria, in cui i dati sulla pena di morte sono segreti o impossibili da raccogliere per via della guerra, tutti i Paesi che nel 2015 hanno comminato ed eseguito più condanne a morte sono musulmani. Al primo posto, con quasi 1000 esecuzioni (tre al giorno in media) c'è l'Iran, riammesso a pieno titolo nel circuito delle relazioni diplomatiche ed economiche dallo sciagurato accordo voluto da Obama. All'Iran, un Paese fondato sull'integralismo dell'islam sciita, seguono i sunniti Pakistan e Arabia Saudita: sempre di Paesi islamici, però, si tratta.
Ecco l'articolo:
Enrico Caporale
Esecuzioni capitali nelle pubbliche piazze: accade ancora in Iran, leader mondiale per la pena di morte
Nel 2015 almeno 1634 persone sono state messe a morte in 25 Paesi tramite decapitazione, impiccagione, iniezione letale e fucilazione. Secondo Amnesty International si tratta del numero più alto di esecuzioni dal 1989 (sul 2014 è stato registrato un incremento del 54 per cento). Escludendo la Cina (dove le informazioni sulla pena di morte restano segreto di Stato) e la Siria (dove non è stato possibile raccogliere dati a causa della guerra), quasi il 90 per cento delle esecuzioni si è verificato in Iran (977), Pakistan (326) e Arabia Saudita (158). A Riad e Teheran il numero di pene capitali è aumentato rispettivamente del 76 per cento e del 31 per cento. Tuttavia, a creare allarme è soprattutto il Pakistan. Qui nel 2014, dopo l’attacco taleban contro una scuola di Peshawar, il governo ha sospeso una moratoria durata sei anni e nel 2015 Amnesty International ha registrato il maggior numero di esecuzioni in un anno.
Ma non tutto è negativo. Nonostante i passi indietro, il mondo continua a marciare in direzione dell’abolizione del boia. Quattro Paesi (Figi, Madagascar, Repubblica del Congo e Suriname) hanno rinunciato alla pena capitale, portando il totale dei Paesi completamente abolizionisti a 102. Quanto alle nuove condanne a morte, lo scorso anno ne sono state registrate 1998 in 61 Paesi, un dato in netta diminuzione rispetto a quello di 2466 registrato nel 2014. Bene negli Stati Uniti dove le condanne sono scese da 72 nel 2014 a 52 nel 2015, il numero più basso registrato dal 1977, anno della ripresa delle esecuzioni (nel 2015 ferme a 28).
Anche altri Paesi hanno fatto registrare progressi: a dicembre la Mongolia ha approvato un nuovo codice penale che entrerà in vigore quest’anno e che abolisce la pena di morte; il governatore della Pennsylvania ha istituito una moratoria sulle esecuzioni; Cina e Vietnam hanno ridotto il numero di crimini punibili con la pena capitale; e la Malesia ha annunciato riforme per rivedere le leggi che riguardano il boia.
Come ha commentato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, «il 2015 è stato un anno di estremi. Abbiamo assistito a sviluppi inquietanti ma anche a passi avanti che ci hanno dato speranza. Nel lungo periodo la tendenza resta chiara: il mondo si sta liberando del boia. I Paesi che ancora eseguono condanne a morte devono rendersi conto che si trovano dal lato sbagliato della storia».
Per inviare la propria opinione alla Stampa, telefonare 011/65681, oppure cliccare sulla e-mail sottostante