Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Turchia e Israele: sarà possibile la riconciliazione? Ma il regime di Erdogan appoggia sempre Hamas
Testata: Il Foglio Data: 15 marzo 2016 Pagina: 3 Autore: la redazione Titolo: «I patti con Erdogan»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 15/03/2016, a pag. 3, l'editoriale "I patti con Erdogan".
Recep Tayyip Erdogan, Benjamin Netanyahu
Domenica il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato l’attentato che ha ucciso 34 passanti ad Ankara, in Turchia, e ha manifestato la sua “solidarietà con il popolo turco nella guerra al terrorismo”. Può sembrare una formalità di rito, ma è l’ultima novità in una partita internazionale importante tra Gerusalemme, Ankara e Mosca. Come aveva notato a gennaio la tv israeliana Channel 2, il governo israeliano non ha condannato in modo esplicito i precedenti attentati in Turchia, andando contro il consiglio del proprio ministero degli Esteri, come risposta al fatto – secondo alcuni funzionari citati dal programma – che “la Turchia non condanna gli attentati dei palestinesi contro gli israeliani”. La condanna di Netanyahu potrebbe essere il segnale che il processo di riconciliazione tra Turchia e Israele è in fase avanzata, dopo il quasi azzeramento delle relazioni diplomatiche in seguito ai fatti della nave Mavi Marmara, nel 2010. Prima però ci sono ancora questioni da risolvere: tra le condizioni c’è per esempio la rimozione di uomini e sedi di Hamas dalla Turchia, da dove si organizzano operazioni contro Israele. Se le relazioni tornassero alla normalità, i due governi potrebbero parlare di un contratto enorme che riguarda il gas davanti alle coste israeliane: la Turchia cerca un fornitore alternativo alla Russia, gli israeliani cercano un compratore. L’economia, l’isolamento internazionale e la buona volontà di Israele hanno costretto Erdogan al dialogo. Buon segno, anche se il presidente turco ha ancora tutto da dimostrare, in Siria e sui migranti.
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