Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Anni di piombo: Angelo Panebianco attaccato in aula da fanatici di estrema sinistra Cronaca di Franco Giubilei
Testata: La Stampa Data: 23 febbraio 2016 Pagina: 18 Autore: Franco Giubilei Titolo: «Bologna, blitz degli autonomi per far tacere Panebianco»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 23/02/2016, a pag. 18, con il titolo "Bologna, blitz degli autonomi per far tacere Panebianco", la cronaca di Franco Giubilei.
Ecco i comportamenti reali di chi invoca sempre la 'libertà di pensiero', nei fatti si comporta secondo le regole del più efferato nazi-stalinismo.
Franco Giubilei
Angelo Panebianco attaccato da contestatori di estrema sinistra
«Lei è responsabile dei morti ammazzati in questa guerra». Con queste parole, il dito ammonitore a pochi centimetri dal volto del docente, il capo di un gruppo di giovani autonomi ha dato il via alla contestazione contro il professor Angelo Panebianco, interrompendone la lezione ieri mattina alla facoltà di Scienze politiche. E mentre i compagni stendevano in aula lo striscione con la scritta “Fuori i baroni della guerra dall’università”, un impianto stereo diffondeva i suoni di sirene ed esplosioni registrati in zone di conflitto.
Il motivo dell’irruzione dei ragazzi del collettivo Cua è la pubblicazione sul Corriere della Sera dello scorso 14 febbraio di un editoriale del politologo, dal titolo “Noi in Libia saremo mai pronti?”, per gli antagonisti bolognesi «inaccettabile propaganda guerresca». E così la prima lezione del ciclo Teorie della pace e della guerra si è trasformata in un’occasione ghiottissima per manifestare in modo plateale e aggressivo il loro dissenso, secondo un copione già visto un anno e mezzo fa, quando fu un altro collettivo a contestare Panebianco, sempre per un articolo sul Corriere: allora furono i militanti di Hobo a murare l’ingresso dell’ufficio del docente, ricoprire i muri di scritte contro di lui e a gridargli in faccia col megafono «lei ci fa schifo come le sue lezioni».
Il faccia a faccia Ieri, prima Panebianco ha invitato gli antagonisti a uscire, poi ha fatto per allontanarsi lui dall’aula, ma quando il suo gesto è stato accolto da grida di entusiasmo e “bravo vattene” è tornato in cattedra dicendo che li avrebbe denunciati. Intanto i toni si alzavano, qualcuno lanciava in aria fogli di carta e gli studenti presenti davano segni di insofferenza. Tutto è durato pochi minuti, poi gli autonomi sono scesi nel cortile della facoltà dove hanno inscenato un presidio. Secondo il collettivo, anche l’università di Bologna deve sentirsi responsabile di quanto sostenuto da Panebianco e non dovrebbe permettere la diffusione di teorie favorevoli all’intervento militare in Libia: di qui l’annuncio di nuove contestazioni per il 29 febbraio, giorno della cerimonia del nuovo anno accademico. Il docente non ha voluto commentare l’accaduto.
Duro il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Ubertini: «Comportamento in netto contrasto con le più basilari regole della vita democratica. La libertà di espressione è un valore fondamentale per l’idea stessa di università e ogni tentativo di sopprimerla troverà sempre una dura e severa condanna da parte dell’intera comunità universitaria». Per la responsabile scuola del Pd, Francesca Puglisi «zittire non è nè democratico nè di sinistra»; il ministro dell’Ambiente Galletti ha parlato di «professionisti dell’insulto e della prevaricazione».
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