Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Erdogan combatte i curdi, non lo Stato Islamico Analisi di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 19 febbraio 2016 Pagina: 16 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Così Erdogan prepara la guerra ai combattenti curdi della Siria»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 19/02/2016, a pag. 16, con il titolo "Così Erdogan prepara la guerra ai combattenti curdi della Siria", l'analisi di Giordano Stabile.
Giordano Stabile
Sono i curdi a combattere contro lo Stato islamico, ma Erdogan li combatte e solidarizza con i terroristi islamisti
Una «fascia di sicurezza» profonda dieci chilometri. Per impedire ai guerriglieri curdi di avanzare ancora e «cambiare la struttura etnica» nel nord della Siria. È il piano anti-Ypg, «da realizzare con ogni mezzo», elaborato dalla Turchia all’indomani dell’attacco alle sue forze armate nel centro di Ankara. È stato un colpo micidiale nel quartiere più protetto di tutto il Paese, una sfida aperta, condotta, secondo gli investigatori, da un attentatore suicida curdo-siriano, appartenente proprio allo Ypg, la formazione guerrigliera «cugina» del Pkk turco, ed entrato in Turchia come rifugiato.
L’attacco ai militari, 28 morti e 61 feriti, ha fatto cambiare passo al governo turco. Ankara vede saldarsi il fronte interno della lotta al Pkk - ieri una mina ha ucciso 6 soldati sulla strada che collega Diyarbakir e Bingol - e quello esterno in Siria, dove lo Ypg mette in gioco i suoi interessi strategici. Alla fine della riunione notturna del consiglio di Difesa, il presidente Recep Tayyip Erdogan parla di diritto di difendersi «in ogni luogo, in ogni momento e con ogni mezzo». E il vicepremier Yalcin Akdogan svela il piano per la fascia di sicurezza «di dieci chilometri».
Incubo Kurdistan È la distanza che separa le avanguardie curde dal confine con la Turchia. Il vicepremier accusa i curdi di «cambiamenti demografici», pulizia etnica nei confronti della minoranza turkmena, l’alleata più stretta dei turchi, e anche degli arabi, per «cambiare la struttura» della regione. I curdi ora controllano il 14% del territorio siriano, 26 mila chilometri quadrati, e vogliono unire i loro distretti di Afrin, Kobane e Jazira in un’unica regione, un Kurdistan siriano, contiguo a quello iracheno. «La Turchia non starà al gioco», avverte Akdogan.
Come sarà creata la fascia di sicurezza non è chiaro. La Turchia ha ripetuto fino alla nausea che non lascerà cadere la roccaforte dei ribelli, Azaz. Ieri l’artiglieria turca ha colpito incessantemente le postazioni curde. Ma i proiettili da 155 mm non hanno la stessa efficacia devastante dei raid aerei russi. I ribelli filo-turchi sono a corto di uomini, i loro effettivi si sono dimezzati, da circa 30 mila a 15 mila.
Mosca verso la vittoria Ieri una colonna di rinforzi, 500 uomini con «armi leggere e pesanti», ha attraversato il posto di frontiera di Bab al-Salama, come riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Seguono i 350 combattenti arrivati la settimana scorsa. «Sono entrati in Turchia dalla provincia di Idlib - ha spiegato il direttore della Ong Rami Abdel -, attraverso il valico di Atme e poi sono rientrati in Siria da quello di Bab al-Salama». Un lungo giro, perché ormai le zone in mano ai ribelli sono spezzate e circondate. I russi sentono la vittoria a portata di mano e hanno replicato ai turchi: «Ogni incursione in territorio siriano sarebbe illegale - ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova -. La Siria è uno Stato sovrano. Un intervento va concordato con il suo governo o con il Consiglio di sicurezza dell’Onu». Ma Mosca bacchetta anche Bashar al-Assad: «La leadership siriana deve seguire la linea tracciata dalla Russia - avverte l’ambasciatore alle Nazioni Unite Vitali Churkin - se vuole uscire dignitosamente dalla crisi».
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