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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
18.02.2016 'Vietato l'ingresso alle donne'
Succede da Starbucks in Arabia Saudita

Testata: Il Foglio
Data: 18 febbraio 2016
Pagina: 3
Autore: la redazione
Titolo: «Una tazza di sharia da Starbucks»

Riprediamo dal FOGLIO di oggi, 18/02/2016, a pag. 3, l'editoriale "Una tazza di sharia da Starbucks".

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Tanta gente in Francia adesso sta rinunciando alle tazze di caffè da Starbucks in segno di protesta per alcuni avvisi posti nei negozi della catena in Arabia Saudita. “Qui le donne non possono entrare”. E ancora: “Per favore mandate i vostri autisti per ordinare”. I giornali francesi spingono molto, e a ragione, sull’indignazione. “In Arabia Saudita Starbucks vietato alle donne”, riferisce il Monde. “Arabia Saudita: Starbucks proibisce alle donne di entrare”, incalza Marie Claire. Un gruppo chiamato Osez le féminisme, che ha quasi ottantamila condivisioni su Facebook, ha paragonato Starbucks alla Germania nazista e all’apartheid e sta ora boicottando la catena di caffè. Una storia surreale e vergognosa, ovviamente. “Starbucks in Arabia Saudita rispetta le leggi locali”, hanno fatto sapere dalla compagnia ammettendo di averceli messi loro quegli avvisi.

Sarà sicuramente andata così, che a Starbucks la legge islamica hanno deciso di adottarla su richiesta dei custodi del regno dell’islam e della sua commissione per la Promozione della virtù e la prevenzione del vizio. Speriamo, almeno. Un ricatto ideologico pur di aprire un negozio a Riad. Come nel deal iraniano. Eppure, a forza di compromessi, a forza di assecondare la pruderie sessista e goffa di questi regimi islamici, a forza di far finta che Raif Badawi non è stato frustato in piazza dai sauditi, a forza di non guardare le decapitazioni per “stregoneria” celebrate nelle piazze saudite, a forza di ammettere funzionari sauditi nel Consiglio dei diritti umani dell’Onu, siamo noi a rimanere in mutande e con una tazza calda di sharia in mano.

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