Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Giustizia, non vendetta Rav Giuseppe Laras intervistato da Ilario Lombardo
Testata: La Stampa Data: 09 dicembre 2015 Pagina: 2 Autore: Ilario Lombardo Titolo: «'Ma non si può prescindere dal ruolo che ha la giustizia'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 09/12/2015, a pag. 2, con il titolo "Ma non si può prescindere dal ruolo che ha la giustizia", l'intervista di Ilario Lombardo a rav Giuseppe Laras.
Il giudizio, spiega rav Laras, è fondamentale in ogni circostanza. Giustizia non significa vendetta, ma neanche superficiale "misericordia" a prescindere. Perdonare senza capire, dunque, è una strada senza uscita. L'equivoca interpretazione del perdono è alla base della non comprensione del terrorismo islamico. Con lo stesso criterio bisognerebbe perdonare anche i nazisti?
Ecco l'articolo:
Giuseppe Laras
"Giustizia, non vendetta", di Simon Wiesenthal
Giuseppe Laras è il presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana ed è figura chiave del dialogo ebraico-cristiano.
Rabbino, papa Francesco ha detto che bisogna «anteporre la misericordia al giudizio». Come interpreta queste parole? «Innanzitutto penso che bisognerebbe seguire le parole del Pontefice, che sono belle e confortanti, senza troppi arzigogoli teologici. Il discorso intorno alla misericordia è molto umano, ma all’interno del vivere sociale non può prescindere dalla capacità di giudizio e dalla necessità della giustizia». La misericordia non è più importante del giudizio? In un momento come quello che viviamo, il messaggio di pace potrebbe essere questo: il perdono come forza prima della giustizia. «Ma no, sono e devono essere contestuali. La giustizia non è mai fredda e meccanica, perché rischierebbe di essere espressione di vendetta, violenza e odio. La giustizia per essere tale deve partire da una posizione di rispetto e di benevolenza. Per questo dico che la misericordia è contestuale all’atto di giudizio. Non pensiamo solo alla giustizia nel senso della condanna, ma alla capacità di dare un giudizio, anche severo, che riesce a rimettere sulla giusta via le persone».
Esiste un atto di misericordia assoluto? «Sono due categorie distinte ma egualmente importanti. La misericordia è amore misto alla pietà, e bisogna avere una forte disposizione verso l’altro che non è così facile da possedere. In tal senso, la misericordia è importante nell’impostare i nostri rapporti con le altre persone. Ma non si può prescindere dalla giustizia perché se non siamo giusti, con noi e con gli altri, una società si può ammalare. Non si può, insomma, semplicemente amare con pietà senza dire all’altro se sbaglia o se ha peccato».
Che differenze ci sono tra il pensiero ebraico e quello cristiano? «Nel corso dei secoli si è molto fantasticato su un presunto pensiero ebraico totalmente incentrato sulla giustizia e poco sull’amore. Non è così. “Amerai il prossimo tuo come te stesso” si trova nella Torah prima che nei Vangeli. L’amore del prossimo è fondamentale ma lo è anche l’azione di giudizio che, se permeata dalla misericordia, è un fattore di stabilizzazione del vivere umano».
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