Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Hasna Aitboulahcen, francese, 26 anni, prima jihadista a farsi esplodere in Europa: ottime scuole, era imprenditrice. Abdelhamid Abaaoud, la mente del 13/11 ucciso anch’egli a Saint-Denis, belga, era un rampollo della ricca borghesia musulmana. Ottimi studi. Non era un disagiato sociale Jihadi John. Non sono disagiati sociali – magari psichici, ma è un’altra cosa – molti dei foreign fighters partiti per il Califfato. Non era un disagiato sociale, a dire il vero, nemmeno il patriarca di tutti i tagliagole: Osama bin Laden. E’ dall’11/9 delle Torri che ci portiamo dietro la stessa mistificazione, la stessa incapacità di vedere. Molti da allora ripetono che l’origine della guerra islamista risiede nella diseguaglianza economica e nell’ingiustizia, che crea orde di disperati odiatori. Quando hanno dovuto ammettere che parte di questi “odiatori da povertà ed emarginazione” erano nati o cresciuti tra noi, spesso in buone condizioni, la leggenda si è un poco modificata, allargata. Verso sinistra: è il disagio sociale, che causa non integrazione.
Roberta Pinotti
Persino il nostro ministro della guerra, Roberta Pinotti, dice all’Espresso che “c’è il disagio sociale, la povertà, tra i cittadini di origine straniera nelle città europee e nei paesi in cui non hanno di che vivere e cercano il sostegno economico del Califfato”. Erano inaccettabili fraintendimenti allora. Dovuti a pregiudizio politico, a sociologia male imparata. Si può anche sottolineare che le galere (attenti, pure quelle italiane) siano oggi un brodo di coltura per il jihadismo. Ma sostenere che siano povertà e disagio e non scelta ideologica o religiosa a muovere i terroristi, accodandosi ai Tariq Ramadan per i quali il problema è la “giustizia sociale”, è soltanto una tragica, colpevole cazzata.
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