Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Ucciso Jihadi John: un terrorista islamico assassino in meno Commento di Maurizio Molinari
Testata: La Stampa Data: 14 novembre 2015 Pagina: 6 Autore: Maurizio Molinari Titolo: «Un drone americano colpisce il boia dell'Isis: 'E' stato disintegrato'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 14/11/2015, a pag. 6, con il titolo "Un drone americano colpisce il boia dell'Isis: 'E' stato disintegrato' ", il commento di Maurizio Molinari.
Maurizio Molinari
Jihadi John: un terrorista islamico assassino in meno
È un missile Hellfire lanciato da un drone Reaper a investire l’auto su cui si trova «Jihadi John», boia dello Stato Islamico. A Raqqa, capitale del Califfato, mancano pochi minuti alle 23 di giovedì. Mohammed Emwazi è uscito dal Tribunale Islamico, si è lasciato la moschea Sharka alle spalle e si dirige verso la Rotonda dell’Orologio. Si sente al sicuro perché è nel cuore della roccaforte del Califfato, a poche centinaia di metri dal quartier generale, e le tenebre lo fanno sentire a suo agio. Ma sopra di lui ci sono due Reaper. Seguono le sue onde vocali, riescono a fotografargli il volto, recapitano l’immagine nella «war room» del Pentagono e l’identificazione fa scattare il lancio del missile, che investe il veicolo.
Tutto avviene in pochi istanti. «Abbiamo fatto centro», affermano i portavoce del Pentagono, descrivendo «Jihad John» come una «belva umana». I droni osservano quanto avviene subito dopo: i miliziani chiudono l’intera area, impedendo a chiunque l’accesso. Fonti dell’opposizione, citate dall’Osservatorio dei diritti umani sulla Siria, assicurano che «il boia è stato disintegrato» e il premier David Cameron parla, da Downing Street, di «un atto di autodifesa». Sebbene la certezza assoluta dell’eliminazione ancora manchi, Washington e Londra sono sicure che «Jihadi John» era sul veicolo polverizzato dall’esplosione, forse con un altro uomo. «Abbiamo lavorato senza interruzione per riuscire a eliminarlo», aggiunge Cameron.
Smacco al Califfato Per la coalizione anti-Isis guidata da Barack Obama significa aver colpito uno dei volti che più rappresentano la brutalità del Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi e averlo fatto nel centro di Raqqa vuole generare il panico fra i leader jihadisti. Non è solo un’eliminazione mirata, è uno smacco inferto al Califfato. È stato proprio Al-Baghdadi a trasformare Emwazi in un simbolo della sfida all’Occidente da quando, nel 2013, arriva in Siria da Londra con alle spalle una laurea in informatica alla Westminster University e l’indottrinamento islamico di Hani al-Sibai, imam salafita egiziano scelto come leader spirituale dai «North London Boys», un gruppo di giovani anglomusulmani a cui appartiene. Nato nel 1988 in Kuwait da una famiglia irachena, emigrato a Londra a 6 anni e cresciuto nei quartieri di immigrati di West London, Emwazi trova nei «North London Boys» la sua gang, il cui capo, Bilal al-Berjawi, nel 2011 va a combattere con gli shabab in Somalia dove viene ucciso da un drone Usa, proprio come Mohamed Sakr, un altro dei seguaci. Sin dal 2009 Emwazi è sotto osservazione dal controspionaggio britannico, a cui rimprovera maltrattamenti personali, ma nel 2013 riesce a sfuggirgli con un viaggio verso il Kuwait che lo fa arrivare in Siria.
Modello jihadista Nel Califfato si occupa da subito di ostaggi occidentali. È lui che li incontra, maltratta e soprattutto gli spiega come verranno sgozzati, parlando in inglese. Gli dice che appartiene a un gruppo di boia denominato «The Beatles», si sofferma sui dettagli dell’esecuzione, gode nel vedere la paura nei loro occhi. Quando nell’agosto 2014 Obama dà vita alla coalizione anti-Isis e inizia i raid sulla Siria, al-Baghdadi gioca la carta-Emwazi per incutere terrore nel nemico. Emwazi diventa «Jihadi John» decapitando il giornalista americano James Foley e dopo di lui altri americani, britannici, giapponesi. Volto coperto, accento britannico e coltello in mano, Emwazi legge le sentenze del Califfo e le esegue, decapita le vittime in tuniche arancioni, rivolgendosi personalmente ai leader di Usa e Gran Bretagna. Sono immagini che Isis sfrutta sul web per una campagna di propaganda digitale basata sull’identificazione con la violenza sanguinaria: «Jihadi John» diventa un modello jihadista. È per imitarlo che in molti si arruolano, anche in Europa, e il Califfo ne fa un simbolo per i «Foreign Fighters» con i video in cui è lui a dirigere le decapitazioni di gruppo di soldati siriani da parte di jihadisti francesi e britannici. Ma i tanti video si rivelano un passo falso: l’intelligence britannica riesce a identificare la voce, mettendo il primo tassello di un mosaico investigativo terminato con il blitz di Raqqa.
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