Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Al blogger saudita Raif Badawi il Premio Sacharov Commento di Viviana Mazza
Testata: Corriere della Sera Data: 30 ottobre 2015 Pagina: 27 Autore: Viviana Mazza Titolo: «Premio Sacharov a Badawi, i diritti negati dai sauditi»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 30/10/2015, a pag. 27, con il titolo "Premio Sacharov a Badawi, i diritti negati dai sauditi", il commento di Viviana Mazza.
Viviana Mazza
Raif Badawi
Al blogger saudita Raif Badawi è stato assegnato il premio Sacharov, il più importante riconoscimento europeo per i diritti umani. Forse condannandolo a 10 anni di carcere e mille frustate per insulto all’Islam e cyber crimini, le autorità di Riad pensavano di infliggere una punizione esemplare al fondatore del sito web «I liberali sauditi». Al contrario, Badawi è diventato un simbolo. Ha subito le prime 50 frustate lo scorso gennaio, in piazza, davanti a una folla che includeva dei bambini. Di fronte all’orrore internazionale, la condanna è stata (per ora) sospesa. Badawi è un simbolo perché il suo caso non è unico. Il suo avvocato Waleed Abulkhair, fondatore di un gruppo per i diritti umani, è stato condannato a 15 anni di carcere per «incitamento dell’opinione pubblica» contro il governo.
Da un giorno all’altro il giovane sciita Ali Al Nimr potrebbe essere prima decapitato e poi crocifisso perché a 17 anni partecipò a una protesta anti-governativa (caso che ha già portato il Salone del libro di Torino a ritirare all’Arabia Saudita l’invito come Paese ospite). È meno chiaro se questo premio significherà anche un approccio diverso della comunità internazionale nei confronti dell’Arabia Saudita. Di certo, si sono intensificati gli appelli in questo senso e le critiche ai governi occidentali che chiudono un occhio in favore dell’alleato.
Non è solo una questione di diritti umani. Nicolas Kristof sul New York Times sottolineava ieri che è «tempo di una discussione franca sul ruolo saudita nel legittimare il fondamentalismo e l’intolleranza nel mondo islamico», dalle madrasse wahhabite che esportano estremismo alla guerra in Yemen che sta uccidendo milioni di persone. Per Badawi la ministra svedese Margot Wallström arrivò, mesi fa, a mettere a rischio lucrosi accordi militari. Di recente la Gran Bretagna ha sospeso un contratto di 5,9 milioni di sterline con le prigioni saudite, dopo la condanna di un 74enne britannico a 350 frustate perché in possesso di alcol. Ma pare che l’uomo sarà presto rilasciato, così Londra ha appena elogiato i «profondi legami» con Riad.
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