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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
13.10.2015 Paura a Gerusalemme: come difendersi dagli attentati con i coltelli
Analisi di Maurizio Molinari

Testata: La Stampa
Data: 13 ottobre 2015
Pagina: 9
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Zainetti anti-coltelli e spray: l'autodifesa di Gerusalemme»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 13/10/2015, a pag. 9, con il titolo "Zainetti anti-coltelli e spray: l'autodifesa di Gerusalemme", l'analisi di Maurizio Molinari.

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Maurizio Molinari

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Un terrorista palestinese in azione

Sulla Solomon Yoel Moshe Street, proprio dietro Zion Square, è la fila di clienti davanti al negozio Lemetayel Odafim a suggerire come gli abitanti di Gerusalemme reagiscono all’Intifada dei coltelli che ieri ha colpito a Pisgat Zeev quando due palestinesi hanno attaccato a distanza di pochi minuti ferendo gravemente un bambino di 13 anni in bici e due giovani, di 16 e 20 anni. Dagli scaffali Efrat, 34 anni, acquista tre zainetti: uno per lei, gli altri per i figli. Cheli, 44 anni, fa incetta di bombolette di spray accecante «perché in famiglia siamo 6». In bella vista ci sono gli altri oggetti per l’autodifesa più richiesti: i tirapugni. David Gottlieb, manager del negozio noto per vendere zaini di ogni dimensione, parla di «acquisti isterici» con lo spray accecante «più richiesto in assoluto».

Spray urticante e tirapugni
A spiegare cosa sta avvenendo è Efraim, 38 anni di Mevasseret, sposato con tre figli: «Siamo alle prese con un’ondata di terrore, ogni arabo che incontriamo può attaccarci, servono rimedi e contromisure per limitare il più possibile i rischi». Se le vendite di spray al peperoncino sono aumentate del 500 per cento a Gerusalemme - al mercato di Machané Yehuda è in ogni angolo - è perché si tratta dell’oggetto più facile da portare e usare per allontanare un aggressore improvviso.

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«Ma il problema è che quasi sempre il terrorista arriva alle spalle» osserva Dany, veterano della Marina, e dunque «bisogna proteggersi in qualche maniera la schiena». È questa la genesi del boom di zaini. In pochi giorni si sono moltiplicati nelle strade. Dalla centrale Ben Yehuda a Yafo Street fino a Emek Refaim e Talpiot: è aumentato a vista d’occhio il numero di uomini e donne, adulti e ragazzi, che li indossano perché in caso di aggressione proteggono la schiena.

Per renderli più solidi c’è chi vi mette dentro taglieri da cucina, chi preferisce i libri e chi invece opta per il laptop «anche perché portarselo dietro è sempre comodo» dice Cheli, 19 anni, maestra d’asilo a Nahlaot. Sulle radio come sui social network ci si scambia consigli sulle prevenzioni e le discussioni fanno emergere la preoccupazione delle mamme di bambini piccoli di essere «obiettivi probabili» perché spingere un passeggino significa guardare avanti, essere distratti, e dunque vulnerabili. Questa è stata la dinamica dell’attacco di Muhannad Shafeq Halabi, 19 anni, a Nehamia Lavi (ucciso) e Aharon Banita (ferita gravemente), aggrediti nella Città Vecchia mentre andavano al Muro Occidentale spingendo il passeggino con il figlio di 2 anni.

Chi vive muovendosi in auto, come tassisti e autisti di bus, porta con sé piccoli bastoni, manganelli o tubi di acciaio preparandosi a un confronto frontale o alla necessità di soccorrere un israeliano aggredito. Poi ci sono le armi. L’appello del sindaco Nir Barkat a «chiunque abbia il porto d’armi» affinché «esca armato» spiega la proliferazione di pistole alla cintura. Anche chi la portava sotto la camicia ora la mostra, perché è una forma di deterrenza. Tornano le guardie a ristoranti e luoghi pubblici: durante la Seconda Intifada erano ovunque, poi il numero è sceso e ora torna ad imporsi. Il ministero dell’Economia ha varato una circolare ad hoc per consentirgli di lavorare 14 ore al giorno.
Sono queste contromisure, personali e collettive, che vedono ancora una volta i cittadini protagonisti di una difesa civile che affianca quella militare sin dalla creazione dello Stato nel 1948. La cui motivazione si ritrova nelle parole di Moshe Yaalon, ministro della Difesa: «Prevarremo sui terroristi perché non abbiamo un altro posto dove andare».

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