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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa - Il Foglio Rassegna Stampa
09.10.2015 Attentati ovunque, ma il sangue di Israele non fa notizia
Cronaca di Maurizio Molinari, Il Foglio denuncia la disinformazione contro Israele

Testata:La Stampa - Il Foglio
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Nuova Intifada, Netanyahu: 'L'estremismo islamista è arrivato anche in Israele' - Il sangue di Israele non fa notizia»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 09/10/2015, a pag. 12, con il titolo "Nuova Intifada, Netanyahu: 'L'estremismo islamista è arrivato anche in Israele' ", la cronaca di Maurizio Molinari; dal FOGLIO, a pag. 3, l'editoriale "Il sangue di Israele non fa notizia".

Ecco gli articoli:

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I soccorsi dopo un attentato ieri nel centro di Tel Aviv

LA STAMPA - Maurizio Molinari: "Nuova Intifada, Netanyahu: 'L'estremismo islamista è arrivato anche in Israele' "

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Maurizio Molinari

«Siamo alle prese con un’ondata di terrore contro Israele, frutto dell’estremismo islamico che dilaga in Medio Oriente». È il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che parla alla nazione al termine di una giornata di attacchi con i coltelli da Hebron a Tel Aviv fino ad Afula per spiegare che lo Stato ebraico è alle prese con un nuovo nemico: «L’estremismo islamico che affligge questa regione è arrivato anche qui».

Per Netanyahu si tratta di un «momento difficile» e per questo parla affiancato dai responsabili militari e della sicurezza. «Braccheremo ovunque i terroristi e li sconfiggeremo» dice il premier, affermando di «comprendere le madri che hanno timore di far uscire i figli da casa». L’indice è puntato anzitutto verso il «Movimento Islamico» guidato da Raed Salah, che opera dalla Galilea, è formato da arabo-israeliani, si richiama ai Fratelli Musulmani e le sue unità «Morabitun» e «Murabitat» - le sentinelle, uomini e donne - sono state messe fuori legge perché coinvolte nei disordini sulla Spianata delle moschee.

Polizia e controspionaggio ritengono che sia proprio la «difesa di Al Aqsa» la motivazione che spinge un crescente numero di arabi, dei Territori o cittadini, a compiere attacchi «con coltelli, bottiglie incendiarie, sassi e armi da fuoco», come dice Netanyahu. Al fine di ridurre la tensione su Al Aqsa il premier ordina a ministri e leader politici di non salire sulla Spianata delle moschee, rinnovando però ad Abu Mazen e Hamas le accuse di «incitare all’odio». Il bilancio di ieri è di almeno 7 israeliani feriti, inclusa una soldatessa a Tel Aviv. Gli aggressori sono stati uccisi o catturati e c’è anche una vittima palestinese nel campo di Shouafat, a Gerusalemme Est, uccisa dai soldati durante una battaglia in strada.

IL FOGLIO: "Il sangue di Israele non fa notizia"

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Chi ricorda le 81 sparatorie, i 5 attacchi con granate, i 651 attacchi con Molotov e le 173 aggressioni con coltelli, mazze e asce contro i civili israeliani e i soldati durante i primi due anni dell’Intifada nel 1987? Nessuno, ma tutti ricordano il ragazzino palestinese che lancia sassi contro un carro armato israeliano. Adesso siamo in mezzo alla Terza Intifada e il sangue degli israeliani non brilla. I media derubricano il terrorismo contro Israele a disordini, tafferugli, riots, indicando nella causa “l’occupazione”. La Bbc ha titolato così dopo l’assassinio dei due israeliani nella città vecchia: “Un palestinese ucciso dopo che un attacco a Gerusalemme uccide due persone”.

E’ la disinformazione che si mangia la verità delle cose, la causa e l’effetto, l’aggressore e la vittima, l’arabo e l’ebreo, in una sorta di orrenda equivalenza morale e storica. Nel 2000 fu Yasser Arafat che tornò vittorioso da Camp David per aver rifiutato la più grande offerta territoriale di Israele; oggi è Abu Mazen che torna da New York annunciando la morte degli accordi di Oslo e la violazione della moschea di al Aqsa. I palestinesi sono vittime di una sorta di ipnosi: distruggere Israele, costi quel che costi, anche a costo del deterioramento delle loro vite.

Soltanto così si spiega la storia di una ragazza palestinese di buona famiglia che ieri mattina è uscita di casa e anziché andare a scuola ha deciso di andare ad accoltellare due passanti israeliani. E’ la storia del “Pifferaio di Hamelin”: inizia a suonare e i ratti, incantati dalla sua musica, si mettono a seguirlo, lasciandosi condurre fino al fiume, dove annegano. Israele ne uscirà vittorioso, come fa da settant’anni. I palestinesi no.

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