Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Anche l'inviato Onu preme per un intervento in Libia L'ultimatum del generale Haftar scade il 21 ottobre
Testata: Il Foglio Data: 25 settembre 2015 Pagina: 3 Autore: la redazione Titolo: «Se pure Léon vuole intervenire in Libia»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 25/09/2015, a pag. 3, l'editoriale "Se pure Léon vuole intervenire in Libia".
Onu: c'è qualcuno?
L’inviato speciale dell’Onu per la Libia, lo spagnolo Bernardino León, sta da mesi cercando di far firmare un accordo tra il governo riconosciuto di Tobruk guidato dal generale Haftar (che il New York Times definisce “maverick”) e il governo di rivoluzionari e islamisti che controlla Tripoli. Sono stati fatti passi significativi e nelle ultime settimane molti osservatori hanno iniziato a ben sperare: la bozza d’accordo è arrivata nei rispettivi parlamenti, non si era mai andati tanto avanti nelle trattative. Ma ora che si deve arrivare alla decisione finale ed è necessario decidere chi si occuperà di far funzionare il piano negoziato – chi smantella le milizie, chi si occupa di governare il dialogo istituzionale, chi fa rispettare la road map – l’ottimismo è già svanito.
“Abbiamo paura delle armi”, ha detto Shammam, il direttore dell’agenzia di stampa libica Alwasat, “vogliamo garanzie dalle persone che stanno gestendo questo accordo”. Cioè la comunità internazionale, che di vertice in vertice e bi-trilaterali continui (ieri sera ancora a Parigi, ma l’Italia non è stata invitata) ancora non ha deciso se mandare una forza di peacekeeping, o qualcosa di più belligerante, come vorrebbero molti, soprattutto i paesi vicini come la Tunisia, che vedono avanzare lo Stato islamico con forza mentre la “shuttle diplomacy” prende e perde tempo. I toni sono diventati più aggressivi anche da parte di chi da un anno ripete aspettiamo- l’esito-dello sforzo-diplomatico-incorso.
Il nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha detto che chi non valuta l’opzione militare, naturalmente concordata, “si esclude dalla comunità internazionale”. Da Tobruk arriva un ultimatum: entro il 21 ottobre bisogna accordarsi, altrimenti il generale Haftar annuncerà lo stato d’emergenza che è come dire che scoppia la guerra. Lo stesso León, il tessitore al quale è appesa la speranza di stabilità della Libia, ha fatto capire, in un articolo pubblicato da Politico Europe, che l’invio di truppe non può più essere escluso, che una soluzione negoziata altrove e gestita dall’alto degli aerei non è una soluzione. Che è un po’ la morale di tutti questi anni di frammentata, tentennante e inefficace guerra al terrorismo.
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