Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Siria: interviene la Russia di Putin per salvare Assad Analisi di Maurizio Molinari
Testata: La Stampa Data: 11 settembre 2015 Pagina: 2 Autore: Maurizio Molinari Titolo: «Elicotteri e ufficiali: il blitz russo per salvare Damasco dall'assedio»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 11/09/2015, a pag. 2, con il titolo "Elicotteri e ufficiali: il blitz russo per salvare Damasco dall'assedio", l'analisi di Maurizio Molinari.
Maurizio Molinari
La Russia invia armi e uomini al sanguinario dittatore Assad: "La Russia sostiene il vostro continuo 'dialogo' con la popolazione siriana"
Blindati russi in azione con le insegne siriane e ufficiali dei «Marines» del Mar Nero che gridano ordini in russo: è la tv di Damasco a trasmettere le immagini della partecipazione attiva di militari del Cremlino ai combattimenti «contro i terroristi». Per il regime di Bashar Assad sono fotogrammi utili a risollevare il morale di truppe indebolite e assediate, che assistono al ponte aereo da Mosca e Teheran come l’ultima opportunità per salvare il regime. Satelliti e droni di Tzahal osservano quanto avviene e il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, parla di «arrivo di aerei da combattimento, elicotteri e team russi a Latakia» mentre Teheran fa affluire «centinaia di soldati a Damasco».
Gli obiettivi di Mosca L’intento di Mosca, spiega il ministro israeliano, è «usare l’aviazione per consentire alle truppe siriane di riconquistare terreno perduto». Gli ufficiali della fanteria navale russa - i «Marines» del reggimento del Mar Nero, già impiegati in Crimea - devono aiutare i siriani «a far funzionare tank e artiglieria» e a guidare la riconquista di territorio a ridosso della costa alawita, ovvero la provincia di Idlib del tutto in mano alle milizie islamiche - di cui fa parte anche Al Nusra - dopo la cattura della base aerea di Abu Al-Buhur. A Damasco invece iraniani ed Hezbollah assumono la difesa dei centri del regime minacciati dai jihadisti dello Stato Islamico (Isis). «Vladimir Putin e Qassem Soleimani, leader della Forza Al Qods dei pasdaran, hanno siglato l’accordo per fermare l’avanzata di Isis - aggiungono fonti militari israeliane - ma è impresa difficile perché Isis è vicina a Damasco». Il ponte aereo del Cremlino procede a pieno regime. Maxim Suslov, portavoce dell’ambasciata russa a Teheran, fa sapere che «l’Iran ha aperto i cieli ai nostri aerei fino al 24 settembre». Alcuni aerei russi volano però anche sull’Europa: è il caso dell’Ilyushin, codice di volo RA-86496, che sorvola Bielorussia, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Serbia, Macedonia, Grecia e Cipro prima di atterrare a Latakia.
L’Occidente L’Alleanza Atlantica segue da vicino le operazioni e con il Segretario generale, Jens Stoltenberg, esprime «preoccupazione per la presenza militare russa in Siria perché non aiuta la soluzione del conflitto». Il Segretario di Stato Usa, John Kerry, chiama - per la terza volta in pochi giorni - il collega russo Sergei Lavrov esprimendogli tali timori. E Lavrov risponde così: «I nostri sono voli umanitari che trasportano anche materiale militare». Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, parla di «sostegno alle forze siriane contro Isis» senza escludere «ulteriori passi» ma assicurando: «Non partecipiamo a combattimenti». Abu Zalem, responsabile militare di Hezbollah a Beirut, aggiunge: «In Siria combattiamo noi, non ci servono truppe altrui ma strateghi». Peskov li definisce «specialisti militari» e fonti libanesi spiegano che «gestiranno posti di controllo a Est di Latakia» a ridosso delle linee ribelli nella provincia di Idlib. Non a caso Al Qaeda rende pubblico un audio del leader Ayman al-Zawahiri che, pur ribadendo l’ostilità all’Isis, afferma «se fossi in Siria ed Iraq combatterei con loro contro crociati, laicisti e sciiti». Suggerendo una possibile patto contro l’asse Mosca-Teheran. Lo scenario di un conflitto coi jihadisti fa scrivere al «Moscow Times»: «Dall’avventura in Afghanistan, i nostri cittadini sono contrari a interventi all’estero per la difesa di valori altrui».
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