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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
03.09.2015 Reuven Rivlin a Roma, incontra il Papa e Mattarella
Un suo intervento autobiografico

Testata: La Stampa
Data: 03 settembre 2015
Pagina: 23
Autore: Reuven Rivlin
Titolo: «Una solida amicizia contro l'odio»

La STAMPA pubblica oggi, 03/09/2015, a pag. 23, con il titolo "  Una solida amicizia contro l'odio ", un intervento del Presidente di Israele Reuven Rivlin, che in mattinata incontrerà  il Papa in Vaticano e nel pomeriggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale.

Come abitante di Gerusalemme da sette generazioni, i miei ricordi di bambino della città sono i negozianti arabi che parlavano in Yiddish ai loro clienti ebrei che rispondevano in arabo. Ricordo una città dove cristiani, musulmani ed ebrei non solo vivevano fianco a fianco, ma insieme. A casa mia sentivo mio padre - uno studioso che ha tradotto il Corano in ebraico - parlare in ebraico e arabo con i suoi amici musulmani ed ebrei di qualunque argomento, dalla politica alla cultura. E oggi, ogni singolo giorno, a Gerusalemme e in tutta Israele, musulmani, ebrei, drusi, cristiani, bahai, fedeli, laici, vecchi e giovani condividono la loro esistenza quotidiana, prendono parte alla vita di Israele, con le loro rispettive comunità e come parte di una società più ampia. Alcuni sostengono che i conflitti che infuriano in Medio Oriente siano guerre di religione. Guardano gli schieramenti che si confrontano in queste regioni e sostengono che sia un conflitto tra ebrei e musulmani, o tra musulmani e cristiani. Comunque, per quanto facile - e forse comoda - possa sembrare questa generalizzazione, è ben lontana dall’avvicinarsi alla realtà. La verità è che più che trattarsi di un conflitto tra fedi diverse, tra diverse civiltà o religioni, il vero conflitto in corso in Medio Oriente è tra coloro che hanno issato il vessillo della morte e della distruzione e coloro che cercano di costruire ponti e un dialogo. È una guerra di chi vuole mettere a tacere ogni forma di confronto contro chi non si limita a cercare la discussione, ma crede, se nel rispetto reciproco, nella differenza di opinioni e nel disaccordo, purché liberamente espressi. Dobbiamo ricordarci che il male non è proprietà specifica di una singola religione; così come non è caratteristica di una singola nazione o di un gruppo etnico. È il male stesso che per sua natura distingue e discrimina una vita rispetto a un’altra, un essere umano rispetto a un altro, mentre l’unica reale differenza è tra bene e male; tra la nostra umanità e le tenebre. Fare fronte a tanto male, al fondamentalismo e all’odio profondo, non può rimanere solo uno slogan. Fino a quando il fuoco della morale non brucerà dentro ognuno di noi, le lezioni del passato andranno perse. Continueranno i massacri di intere comunità e nazioni. Bambini, donne, uomini e anziani continueranno a sopportare persecuzioni e oppressione di fronte a un mondo cinico e apatico. L’Europa è testimone diretta dell’orribile destino di tanti che fuggono nel disperato tentativo di raggiungere una vita migliore. Un’altra realtà spaventosa per l’Europa è la radicalizzazione di tanti suoi giovani, dopo il lavaggio del cervello che li porta non solo ad abbracciare il culto della morte dello Stato Islamico, ma anche, purtroppo, a unirsi ai terroristi che combattono in Siria, Iraq e altrove, e perfino a commettere attentati sullo stesso territorio europeo. Sebbene ogni comunità abbia avuto i suoi caduti e i suoi feriti in questi terribili attacchi, i bersagli sono stati spesso gli ebrei, i loro luoghi di culto o di affari - segno che gli attacchi antisemiti restano il marchio dell’estremismo radicale. L’Italia ha dimostrato sia a livello educativo che legislativo che non tollererà più l’odio, e si oppone con decisione all’antisemitismo. Il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, durante il suo discorso inaugurale in occasione di una sessione a camere riunite del Parlamento italiano, ricordando Stefano Gaj Taché - il bambino di due anni vittima nel 1982 di un attentato davanti alla grande sinagoga di Roma - ha usato parole semplici: «Era il figlio di ognuno di noi». È nostro dovere lavorare insieme contro il fondamentalismo. È dovere di tutti coloro che sostengono la libertà lavorare per un mondo più giusto per le future generazioni, per «tutti i nostri figli».

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