Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Egitto: sono i Fratelli musulmani i responsabili dell'attacco al consolato del Cairo Analisi di Maurizio Molinari
Testata: La Stampa Data: 14 luglio 2015 Pagina: 13 Autore: Maurizio Molinari Titolo: «Tre arresti per l'attacco al consolato del Cairo»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 14/07/2015, a pag. 13, con il titolo "Tre arresti per l'attacco al consolato del Cairo", l'analisi di Maurizio Molinari.
Maurizio Molinari
«Sconfiggeremo assieme il terrorismo»: il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi consegna al ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, l’impegno ad una «forte cooperazione contro i comuni nemici» nel giorno in cui la polizia compie tre arresti per l’attentato al nostro Consolato.
La matrice Nell’incontro al Cairo, il Raiss dà la propria lettura dell’attacco avvenuto: «Al Nusra, Isis, Baiyt al Maqqdis e gli altri jihadisti hanno un’unica matrice nell’ideologia della Fratellanza Musulmana, è questo il nemico contro cui unirci». Bersagliato dalle sfide terroriste, dal Sinai al cuore del Cairo, Al-Sisi fa sfoggio di determinazione ed energia, sottolinea la necessità di una «cooperazione fra Europa e Paesi arabi» contro i jihadisti e si dice sicuro della matrice dell’attacco al Consolato: «Non volevano colpire alcun giudice ma una sede diplomatica straniera» per indebolire l’Egitto.
Il Cairo
I colloqui Quando Gentiloni esce dai colloqui - ha visto anche l’omologo egiziano Sameh Shoukry - definisce l’attentato di sabato un «attacco alla comunità internazionale» perché l’intenzione dei terroristi era di colpire una sede diplomatica straniera. «Hanno aggredito noi, per spingerci a rinunciare alla lotta al terrorismo ed all’impegno allo sviluppo di questa ragione - aggiunge - ma si sbagliano, perché non ci faremo intimidire». Da qui il saluto che porta al personale dell’ambasciata italiana, inclusi i dipendenti del Consolato, a cui dice: «Ricostruiremo l’edificio colpito» per attestare la determinazione a non cedere di fronte alla sfida subita. Al fianco di Shoukry, Gentiloni va oltre: «Dobbiamo prosciugare l’acqua in cui i terroristi nuotano, non bastano le risposte militari, ne servono culturali e religiose». Prima di partire per Beirut, Gentiloni si reca in visita al Consolato colpito e quasi in coincidenza la polizia fa sapere di aver effettuato tre arresti per l’attentato. A darne la notizia è il sito «Youm7», fra i più seguiti, pubblicando foto e nomi di Hassan Samir, Hussein Barakat e Tarek Abd El Sattar. Fonti della polizia li identificano come appartenenti ai Fratelli Musulmani: Samir viene da Fayoum mentre Barakat e El Sattar sono di Beni Suef. Si tratta dei governatorati dove la presenza dei militanti islamici è più consistente. Per la polizia c’è un altro tassello che avvalora la pista dei Fratelli Musulmani: le critiche con cui alcuni suoi militanti hanno attaccato Mohamed Hassan, un predicatore televisivo che aveva condannato l’attentato, imputandogli di «non esprimere opinioni indipendenti». Immigrazione
Durante il colloquio con Gentiloni, Al-Sisi ha affrontato anche il tema dell’immigrazione affermando che l’«Europa la sottovaluta» e dovrebbe dare più attenzione in particolare all’emergenza profughi che sta scuotendo il mondo arabo: in Egitto ve ne sono cinque milioni, di cui almeno 1,5 milioni provenienti dalla Libia. Proprio di profughi Gentiloni parlerà negli incontri con il governo del Libano, dove i rifugiati siriani sono ormai oltre metà della popolazione.
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