Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Da Cuneo a Tel Aviv seguendo la via della danza Il ballerino Andrea Costanzo Martini intervistato da Francesca Rosso
Testata: La Stampa Data: 24 marzo 2015 Pagina: 63 Autore: Francesca Rosso Titolo: «Martini: 'Un viaggio di andata e ritorno tra Torino e Israele'»
Riprendiamo dalla STAMPA - TORINO di oggi, 24/03/2015, a pag. 63, con il titolo "Martini: 'Un viaggio di andata e ritorno tra Torino e Israele' ", l'intervista di Francesca Rosso a Andrea Costanzo Martini, ballerino italiano che vive e lavora a Tel Aviv.
Andrea Costanzo Martini
Se crei un pezzo di danza dal titolo «What happened in Torino?» che riceve il primo premio per danza e coreografia alla Stuttgart Solo Tanz Competition nel 2013, prima o poi ti capiterà di venire a tenere un workshop in questa città che è poi anche la città nella quale sei cresciuto come ballerino. Un nome, un destino. Inevitabile. È quanto succede da giovedì a domenica con Andrea Costanzo Martini. Danzatore e coreografo nato a Cuneo 31 anni fa, oggi vive a Tel Aviv, unico italiano nella Batsheva Dance Company tra il 2006 e il 2010 e affermato protagonista della danza contemporanea. Andrea si è diplomato a Monaco e ha lavorato con il Cullberg Baletten a Stoccolma e con Inbal Pinto e Avshalom Pollack Dance Company. Parallelamente ha sviluppato un percorso di coreografo e insegnante Gaga. Ad ospitarlo è la Nuova Officina della Danza, fucina creativa che propone i migliori danzatori sulla scena moderna e contemporanea, diretta da Silvana Ranaudo.
Lavorerete sullo stile Gaga che sta cambiando il modo di sentire e vivere la danza. Cos’è? «È un linguaggio del movimento proposto da Ohad Naharin della Batsheva. In realtà è una toolbox, una cassetta degli attrezzi, come la chiama Ohad. Non una tecnica prestabilita, ma un lavoro su sensazioni ed emozioni. È un tipo di azione immediata e adatta a tutti: a chi ha studiato danza e a chi no. Ad esempio si immagina di muovere il corpo tirando la pelle, come se non ci fossero ossa e di lasciar nascere da lì l’espressione. Non c’è giusto e sbagliato, solo verità del movimento».
Come nasce «What happened in Torino»? «Semplicemente è arrivato. Come succede per la danza. Lo sforzo non è tanto creare, ma organizzare qualcosa che arriva. È come mettersi in ascolto. Inventare passi o movimenti o forme a volte è un predisporsi a ricevere e accogliere quello che viene. E così è stato con questo nome. Ed è fondamentale il punto di domanda che lascia aperte delle porte».
Che rapporto ha con l’Italia lei che ha scelto di lavorare a Tel Aviv anche nei giorni in cui suonava l’allarme anti bomba? «Sono stato via tanti anni e non so più nulla di cosa succede sulla scena della danza. Ho un po’ di nostalgia e questo primo workshop potrebbe essere l’inizio di un graduale avvicinamento. Ormai la mia vita è a Tel Aviv. Ho lasciato l’Italia e non ho rimpianti. Certo non mi dispiacerebbe creare un ponte. Potrei condividere quanto ho imparato in questi anni fra Germania, Svezia e Israele e assorbire un po’ di quello che succede a livello artistico in Italia».
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