Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Essere neutrali ? è da vili, ipocriti, perdenti Il romanzo di Arnon Grunberg, commentato da Daria Gorodisky
Testata: Corriere della Sera Data: 01 febbraio 2015 Pagina: 13 Autore: Daria Gorodisky Titolo: «Neutralità, missione impossibile»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA/LETTURA di oggi, 01/02/2015, a pag.13. con il titolo "Neutralità, missione impossibile", la recensione di Daria Gorodisky a un libro di Arnon Grunberg " L'Homme sans maladie "non ancora uscito in italiano.
Arnon Grunberg
Si può pensare di essere neutrali senza pagarne le conseguenze? 0 meglio: si può davvero credere che predicare «equidistanza» politica o pacifismo garantisca immunità? Il libro più recente dell'olandese Arnon Grunberg è un buono strumento per capire quanto l'idea sia illusoria, ipocrita, vile, insomma perdente. Grunberg lo spiega in un romanzo ambientato tra Svizzera, Iraq e Dubai, e con forti richiami ai fatti di cronaca, al terrorismo e al rapporto fra Occidente e mondo islamico. Lo fa con quell'umorismo nero e quella capacità di rimestare nei meandri dell'animo umano tipicamente suoi. Del resto in Italia conosciamo da una decina di anni e di titoli (gli ultimi con Feltrinelli, prima con Instar Libri) questo quarantenne, che a volte si è firmato Marek van der Jagt. Un ribelle con talento: a 17 anni viene cacciato dal liceo e, in risposta, fonda una sua casa editrice «specializzata in letteratura tedesca non ariana». Poi comincia a scrivere e, a 23 anni, sforna il suo primo bestseller europeo, Lunedì blu. Da allora è successo internazionale, le sue opere sono tradotte in 27 lingue. L'ultimo lavoro (è del 20i2, ma quant'è attuale) per adesso non è disponibile in italiano, però è appena uscito in francese per le Editions Héloise d'Ormesson con il titolo L'Homme sans maladie. E infatti il protagonista Samaranda Ambani — per tutti, guarda caso, semplicemente Sam — è proprio uomo senza «malattie»: niente emozioni forti, passionalità azzerata, è ordinato, disciplinato, architetto votato «a rendere la vita delle persone più facile e più bella». E indiano, ma ci tiene a negare ogni riferimento alle proprie radici dietro lo scudo di un passaporto svizzero. Così anche quando, chiamato a Bagdad per progettare un teatro dell'opera, viene rapito e torturato da miliziani, è soltanto se stesso che incolpa: «Me la sono cercata». E a Dubai, dove è condannato a morte con la falsa accusa di appartenere al Mossad e aver preso parte all'uccisione di un capo terrorista di Hamas, Sam è convinto che tanto non potrà accadergli nulla di male: «Sono svizzero, sono neutrale», ripete senza scomporsi ai suoi carcerieri. Quelli lo ascoltano. E ridono, ridono...
Per inviare al Corriere della Sera la propria opinione, telefonare: 02/ 62821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante