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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Repubblica Rassegna Stampa
26.01.2015 Israele vince la sfida per l'autonomia energetica
Analisi di Filippo Santelli

Testata: La Repubblica
Data: 26 gennaio 2015
Pagina: 14
Autore: Filippo Santelli
Titolo: «Off-shore nel Mediterraneo: Israele vince la sfida per l'autonomia energetica»

Riprendiamo da REPUBBLICA - AFFARI e FINANZA di oggi, 26/01/2015, a pag. 14, con il titolo "Off-shore nel Mediterraneo: Israele vince la sfida per l'autonomia energetica", l'analisi di Filippo Santelli.


Filippo Santelli


Il giacimento di gas naturale off-shore di Tamar, nel Mediterraneo

Il boia dell'Isis in mano non tiene il coltello ma la pistola di una pompa di benzina. Tra i manifesti all'entrata del teatro Habima diTel Aviv è quello che spiega meglio cosa significa per Israele non dover più importare petrolio.

"Fuel Choices", al suo secondo convegno, è il programma del governo che vuole spingere il trasporto alternativo, gas, biodiesel elettrico, al 30% entro il 2020 e al 60 entro il 2025. «Non possiamo dipendere dalle scelte dei sauditi», dice il responsabile Eyal Rosner. Sul tavolo 350 milioni di dollari per finanziare start-up del settore: in due anni ne sono nate 150.

La nuova indipendenza parte dal metano: 900 miliardi di metri cubi sul fondo del Mediterraneo. Il bacino di Tamar ha cominciato a pompare nel 2013, Leviathan parte nel 2018. Bastano per 50 anni di consumi interni e avanzano per l'export. Tocca al governo decidere come gestire l'abbondanza tra mille polemiche. Sul monopolio di Delek, campione locale, e degli alleati americani di Noble: di recente l'esecutivo ha aperto a altri operatori, tra cui Edison. E sull'utilizzo delle royalty, a regime oltre 5 miliardi di euro l'anno, che molti volevano incanalate nell'economia nazionale: «Rischieremmo una iperinflazione», risponde il ministro dell'Energia Silvan Shalom.

Finiranno in un fondo sovrano che le investirà all'estero. Si è litigato pure sulla quota da concedere all'export, poi fissata al 40%. Trovare compratori però si rivela difficile. Ci sono lettere d'intento con Palestina, Giordania e Egitto, ma i governi locali prendono tempo. Così lo scorso dicembre Shalom è arrivato a Roma per offrire il metano all'Europa, via Italia, attraverso una condotta da 5 miliardi di euro che Bruxelles dovrebbe finanziare.

Ma la prima opzione resta vendere agli Stati vicini. Il mercato interno, in ogni caso, è servito. Il gas, con cui oggi Israele alimenta il 42% della produzione elettrica, dovrebbe salire al 65 entro il 2020. Un altro 25% verrà dal carbone, importato da Polonia e Australia, amici fidati. Con le rinnovabili, la cui fetta dovrebbe arrivare al 10%, ecco l'indipendenza.

Sull'innovazione verde il Paese sta concentrando ricerca e capitali: un dollaro pubblico per ogni dollaro privato. «Rispetto alle start-up software abbiamo bisogno di investimenti maggiori e più pazienti», dice Eli Rozinsky, fondatore di Evr Motors. La sua turbina eolica ultraleggera è quasi pronta. Lo sviluppo lo sta completando all'interno di Horizon, l'incubatore green-tech creato dal gruppo israeliano Rotem e dalla francese Alstom. Nel parco industriale si sperimentano le nuove tecnologie. Enstorage, spinoff dell'università di Tel Aviv partecipato da Siemens, sta testando una mini unità di batterie a idrogeno per immagazzinare energia.

A fianco svetta la paraboladi Heliofocus. Servono occhiali scuri: la luce riflessa dagli specchi raggiunge i mille gradi, usata per produrre vapore. È il solare termico, efficienza al 40%, ben sopra il fotovoltaico. La società ha raccolto 50 milioni di dollari da lsrael Corporation e dall'utility cinese Sanhua. E in Cina sta installando le prime tre parabole. Sul mercato interno la quota delle rinnovabili resta minima l'obiettivo del 10% entro il 2020 è la metà di quello europeo e non e detto che venga raggiunto, dall'attuale 2%.

La strategia del governo è sbilanciata sul metano: i nuovi giacimenti hanno permesso di tagliare del 15% le tariffe elettriche, e le rinnovabili rischiano di finire fuori mercato. Però Eran Miller nel parco fotovoltaico del kibbutz Ketura, mostra la sua Ecoppia: con il cellulare le spazzole rotanti si mettono in moto, scorrendo lungo i pannelli solari e rimuovendo la polvere del deserto. «Pulendoli ogni notte, si evita la perdita di efficienza. I mercati? Luoghi aridi, come il Cile o il centro Asia». Non Israele.

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