Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
'Islamofobia': una accusa per mettere a tacere i critici Lo sostiene il primo ministro francese Manuel Valls
Testata: Il Foglio Data: 20 gennaio 2015 Pagina: 3 Autore: editoriale Titolo: «Valls e l'invenzione della 'islamofobia'»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 20/01/2015, a pag. 3, l'editoriale "Valls e l'invenzione della 'islamofobia' ".
Manuel Valls è uno dei protagonosti del romanzo di Michel Houellebecq "Sottomissione", ambientato nel vicino futuro, ma gli attori sono tutti contemporanei. Ne consigliamo la lettura ai nostri lettori.
Manuel Valls
Il primo ministro francese, Manuel Valls, non ha mai nascosto la sua diffidenza verso il termine “islamofobia”. Due anni fa, in un’intervista sul Nouvel Observateur, aveva spiegato che non si poteva usare quella parola creata negli anni Settanta dai mullah iraniani per contrastare chi criticava la loro politica di imposizione del velo alle donne. Pochi giorni fa, proprio alla vigilia degli attentati di Parigi, Valls è tornato sull’argomento con Jeffrey Goldberg, redattore dell’Atlantic, per ribadire quanto quel termine sia strumentale e fuorviante. L’accusa di islamofobia, ha detto Valls, “è spesso usata come arma dagli apologeti dell’islamismo per mettere a tacere i loro critici”, anche se, ha aggiunto, “è molto importante far capire alla gente che l’islam non ha nulla a che fare con l’Isis”. Se la polemica non è nuova (nel 2010 anche il filosofo Pascal Bruckner aveva sottolineato su Libération che “l’invenzione dell’islamofobia” serve soprattutto a negare “la realtà di una offensiva islamica in Europa”), nuovo è lo scenario in cui si dibatte. Chiamare le cose con il loro nome – e dare degli islamisti agli islamisti, come chiede di fare la leader del Front national dalle colonne del New York Times, senza essere tacciati di “islamofobia” – è diventato campo di battaglia politica. E Valls ha deciso di continuare a differenziarsi (in un concordato gioco delle parti?) dalla prudenza autocensoria del presidente Hollande. Il quale, nel discorso rivolto alle rappresentanze diplomatiche il 17 gennaio, il termine “islamofobia” invece l’ha usato.
Per inviare la propria opinione al Foglio, telefonare 06/589090, oppure cliccare sulla e-mail sottostante