Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
La Sony cambia idea: 'The Interview' subito nei cinema Cronaca di Alberto Flores d'Arcais
Testata: La Repubblica Data: 24 dicembre 2014 Pagina: 20 Autore: Alberto Flores d'Arcais Titolo: «Svolta della Sony, il film subito nei cinema»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 24/12/2014, a pag. 20, con il titolo "Svolta della Sony, il film subito nei cinema", la cronaca di Alberto Flores d'Arcais.
Alberto Flores d'Arcais
The Interview, locandina
Mentre la Sony annuncia ufficialmente l’uscita di “The Interview” in alcuni “limitati” cinema degli States, decisione plaudita dal presidente Obama, dopo oltre nove ore di black out totale la Corea del Nord è riuscita (parzialmente) a riattivare il proprio servizio Internet. Solo per poco, visto che nella serata di ieri la rete è nuovamente collassata. Nessuna conferma ufficiale da parte del regime di Pyongyang, la notizia arriva dagli “esperti” Usa (leggi intelligence) che da settimane — da quando è partito l’attacco degli hackers contro la Sony Pictures — stanno monitorando nei minimi dettagli la rete del paese asiatico. Sono probabilmente gli stessi “esperti” che hanno fatto saltare Internet, con una dimostrazione di forza (e soprattutto di capacità tecnologica) che dimostra quanto siano deboli le difese contro cyber-attacchi in grande stile. A maggior ragione se a compierli sono hackers governativi (di qualsiasi paese). Ieri mattina un piccolo giallo ha accompagnato le notizie del black out, dopo che che era stata “soffiata” la notizia che — insieme agli americani — anche i cinesi avessero partecipato attivamente al cyber-attacco contro la Corea del Nord. Sia vero o no, probabilmente non lo sapremo mai, Pechino ha sdegnosamente smentito.
Lo “guerra” Usa-Corea del Nord non si gioca solo su Internet. La Casa Bianca ha scelto la tribuna delle Nazioni Unite — dove il Consiglio di Sicurezza era chiamato a discutere (e condannare) i crimini contro l’umanità che si commettono quotidianamente nel regime di Kim Jong-un — per sferrare un nuovo attacco, questa volta verbale. «Le violazioni sistematiche e generalizzate dei diritti umani commesse dal governo della Corea del Nord non sono solo deplorevoli in sé, ma rappresentano anche una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali», ha detto l’ambasciatrice Usa all’Onu Samantha Powers, criticando chi (come Russia e Cina) si oppone a denunciare il paese asiatico al Tribunale Penale dell’Aja. Una “guerra” in cui è in parte coinvolta anche la Corea del Sud che ieri ha confermato il cyberattacco contro l’agenzia che controlla le centrali nucleari.
La Sony Pictures ha confermato ieri quanto aveva dichiarato domenica il suo legale alla Nbc: «The Interview uscirà presto». Si potrà vedere, proprio dal giorno di Natale come inizialmente programmato, in alcune “limitate sale” degli Stati Uniti (ad Atlanta e in Texas i primi annunci) e successivamente anche in streaming. Intanto la major cinematografica (da ieri meno autonoma, è stata messa infatti “sotto tutela” dalla casa madre giapponese) ha minacciato di denunciare Twitter se la società di microblogging non rimuoverà al più presto il materiale confidenziale rubato dagli hackers nord-coreani.
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