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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
18.12.2014 Isis: allarme infiltrati in Italia
Analisi di Stefano Zurlo

Testata:
Autore: Stefano Zurlo
Titolo: «Allarme sugli sbarchi: fra gli immigrati anche infiltrati dell'Isis»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 18/12/2014, a pag. 3, con il titolo "Allarme sugli sbarchi: fra gli immigrati anche infiltrati dell'Isis", l'analisi di Stefano Zurlo.


Stefano Zurlo               Miliziani dell'Isis

Il Giornale aveva lanciato l'allarme nelle scorse settimane: in Sicilia, nel caos generale, sbarcano anche potenziali terroristi. E sempre il Giornale aveva anticipato l'apertura di indagini. Ora arrivano i primi riscontri: la procura di Palermo - spiega l'attuale numero uno dell' ufficio Leonardo Agueci - indaga sui terroristi mischiati fra i clandestini. Di più, i magistrati scavano su «possibili infiltrazioni di cellule terroristiche dell'Isis fra i profughi sbarcati nei mesi scorsi sulle coste siciliane». Agueci prova anche a tranquillizzare l'opinione pubblica, scossa dai continui massacri compiuti dai miliziani dell' Isis: «Si tratta al momento di un monitoraggio che finora non ha dato alcun esito concreto. Se ne occupa la Digos».

Insomma, la mossa avrebbe anche carattere preventivo e seguirebbe alle allarmate informative dei servizi segreti che da mesi segnalano possibili ingressi pericolosi fra i disperati in arrivo da Siria e Libia. Sarà. E dunque conviene ricordare che Mare nostrum è stata una calamita per migliaia e migliaia di clandestini, il cui arrivo sulle nostre coste è stato gestito con approssimazione e superficialità. Purtroppo la gran parte di queste persone non è stata nemmeno fotosegnalata. Anzi, ha fatto perdere le proprie tracce dopo il passaggio in centri di accoglienza da cui è più facile uscire che entrare. Una situazione drammatica e sconcertante, anche perché si è perso il conteggio dei flussi. E l'Europa ha protestato con l'Italia perché migliaia e migliaia di profughi sono spariti per ricomparire fra Londra, Parigi, Berlino. Sventolando una richiesta di asilo giustificata dalle tragedie che scuotono il mondo: la guerra civile in Siria, la dittatura in Eritrea.

Risultato: una situazione confusa che più confusa non si può. In questo contesto anche i terroristi dell' Isis e non solo loro hanno un certo margine di manovra. Sempre il Giornale ha raccontato nei mesi scorsi un caso emblematico: quello di un palestinese arrivato in Sicilia su un barcone stracarico. Qualcosa non quadra, si decide di approfondire. Sul cellulare spuntano alcune immagini inquietanti: il profugo con il mitra in mano. E sulla mano c'è un callo che, secondo gli esperti, è un segno inequivocabile della familiarità con le armi da fuoco. Lui prova a giustificarsi spiegando di essere un miliziano vicino ad una delle tante fazioni palestinesi. Quale? E a quali azioni ha partecipato il misterioso guerrigliero? Impossibile avere risposte concrete. Nel giro di qualche giorno si ripete il solito copione già visto troppe volte: l'uomo sparisce nel nulla, abbandonando indisturbato il Centro di accoglienza prima che si riesca a dargli un nome sicuro.

Purtroppo questa è la situazione sulle nostre spiagge. Dunque, si va ben oltre il monitoraggio di routine. E infatti da altre fonti si viene a sapere che la Digos è concentrata su alcuni casi specifici. Estremisti che si ritiene possano essere affiliati alla rete del terrore. Alcuni sarebbero ancora in Italia, altri no: si sarebbero spostati in altri Paesi. Il timore, strisciante, è che ci siano, ben mimetizzate, alcune cellule collegate al grande network del terrore planetario. Squadre pronte ad entrare in azione e ad ubbidire agli ordini degli strateghi dell'eversione. Fra l'altro, ad aumentare la preoccupazione c'è l'avanzata anche fisica dell'Isis. In Libia, a Derna, sulle sponde del Mediterraneo, sventolano le bandiere nere del califfato. Fra sharia e decapitazioni. La Sicilia è sempre più vicina.

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