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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
08.11.2014 Patto Molotov-Ribbentrop: Putin lo difende
Commento di Luigi Ippolito

Testata: Corriere della Sera
Data: 08 novembre 2014
Pagina: 29
Autore: Luigi Ippolito
Titolo: «Patto Molotov-Ribbentrop, il revisionismo di Putin»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 08/11/2014, a pag-29, con il titolo " Patto Molotov-Ribbentrop, il revisionismo di Putin" il commento di Luigi Ippolito.

Oppurtuno il richiamo al patto scellerato Molotov-von Ribbentrop, l'alleanza fra le due spietate dittature del secolo scorso, quella nazista e quella comunista. Opportuno per l'attuale politica del nuovo zar Putin, che rinnova in modo evidente la tradizione russa, che non è mai cambiata, tranne nella breve parentesi rappresentata da Boris Yelstin. E' tutta da rivedere l'alleanza Nato, prima o poi le democrazie occidentali dovranno affrontare questo problema.

Caricatura di Putin    Molotov, von Ribbentrop    Luigi Ippolito

Fu il patto fra i due totalitarismi del Ventesimo secolo per spartirsi le spoglie dell’Europa orientale. L’accordo fra la Germania nazista e la Russia sovietica, siglato dai ministri degli Esteri Ribbentrop e Molotov, diede il via alla Seconda guerra mondiale. Certo, ci sono storici che sostengono che Stalin agì in una logica difensiva, per guadagnare tempo di fronte all’inevitabile aggressione tedesca. Ma comunque l’Urss fra il 1939 e il 1940 si impadronì dei Baltici e di parte della Polonia.
A distanza di 75 anni, il leader russo Vladimir Putin difende quella scelta. Parlando a una platea di giovani storici, ha affermato che «quei metodi erano parte della politica estera di quel tempo. L’Unione Sovietica aveva firmato un patto di non aggressione con la Germania. Cosa c’è di male in questo?».
Il problema è che il protocollo segreto del patto Ribbentrop-Molotov ridisegnava i confini dell’Europa orientale lungo le linee di influenza russa e tedesca. Putin sembra essere a suo agio con quell’esito in quel dato contesto storico. Ma che dire del contesto attuale? I discorsi e le azioni della leadership russa degli ultimi tempi puntano alla revisione dell’architettura di sicurezza europea uscita dal crollo dell’impero sovietico. Putin ha accusato gli Stati Uniti di violare gli interessi russi, lasciando intendere che Mosca reclama la propria sfera di influenza in Europa.
La difesa del patto nazi-sovietico non farà che alimentare i timori per l’atteggiamento revisionista del Cremlino. Una volta queste erano discussioni riservate agli storici: dopo l’invasione dell’Ucraina e il rombo dei bombardieri ai confini della Nato, riguardano la cronaca politica.

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lettere@corriere.it

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