Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Come si costruisce lo Stato islamico Analisi di Maurizio Molinari
Testata: La Stampa Data: 19 ottobre 2014 Pagina: 12 Autore: Maurizio Molinari Titolo: «Bykers, jihadisti e bambini, quell'esercito di europei che si fa la guerra in Siria»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 19/10/2014, a pag.12, con il titolo " Bykers, jihadisti e bambini, quell'esercito di europei che si fa la guerra in Siria", l'articolo di Maurizio Molinari.
Isis Maurizio Molinari
Bikers olandesi e tedeschi si arruolano con i curdi impegnati in Siria e Iraq contro i jihadisti dell'Isis che accolgono kosovari e francesi in arrivo con figli minorenni: il conflitto in Medio Oriente si nutre di volontari europei sugli opposti fronti. Ad alzare il velo sulle partenze dei bikers è Klaas Otto, capo dei «No Surrender» olandesi, secondo cui «da Amsterdam, Rotterdam e Breda» si sono mossi «dei volontari per unirsi ai peshmerga curdi». Fra loro c'è «Ron l'olandese» che in alcune foto sui social network si mostra coperto di tatuaggi a fianco di guerriglieri curdi, aggiungendo il commento «sono qui per sterminare i topi di Isis». «No Surrender» è uno dei maggiori club di motociclisti dei Paesi Bassi, vi appartengono molti ex militari e Klaas Otto alla «Bbc» spiega che «fra chi è partito vi sono delle autentiche macchine da guerra, capaci di fare la differenza in battaglia». Da Colonia i bikers del «Media Empire» si sono affrettati a far sapere che «anche i nostri ragazzi sono al fronte» e fra loro vi sono dei curdi nati e cresciuti in Germania. Per provare l'arrivo al fronte, il «Media Empire» ha postato l'immagine di due «combattenti» con giubbotti di pelle nera, fucili e teste di morto, spiegando che «i nostri ragazzi sono a fianco delle famiglie a Kobani» impegnati «nella battaglia per ripulirla dai ratti». Altri gruppi di bikers, questa volta dalla Danimarca, hanno fatto sapere di volersi unire ai peshmerga curdi e Twitter è lo specchio di una mobilitazione dal basso da parte di un mosaico di piccoli gruppi che raggiunge Londra, da dove l'appartenente a una gang scrive «non vedo l'ora di assistere al match fra i Dutch Bikers e lo Stato Islamico, ultima edizione del «Deadliest Warrior», il popolare show tv narrato da Drew Skye che debuttò nel 2007 simulando lo scontro fra l'Antica Sparta e i Ninja. Sul fronte opposto lo Stato Islamico del Califfo Al-Baghdadi conta su una rete di reclutatori che ha già fatto affluire dal Vecchio Continente almeno 3000 jihadisti - secondo le stime più prudenti di Londra-eorachi parte inizia a portarsi dietro anche i figli piccoli. E stata questa la scelta compiuta da Arben Abazi, kosovaro, partito in luglio da Pristina con il figlio Erion di 8 anni per raggiungere l'Iraq come ha tentato di fare un jihadista marocchino, bloccato all'aeroporto di Rabat mentre stava per imbarcarsi con le figlie di 2 e 4 annidi età. A Parigi è stata Ilham Tarbouni a confessare alla polizia che il marito è partito «verso il Califfato» il 29 agosto con la figlia Jana di 3 anni. In alcuni casi, come avvenuto per Erion Abazi, i servizi di sicurezza riescono a ritrovare i bambini grazie a trattative e scambi coi jihadisti ma nella maggioranza dei casi le mogli e madri, abbandonate e derubate dei figli, restano accomunate dalla disperazione della francese Meriam Rhaiem, a cui il marito jihadista ha strappato dalle braccia la piccola Assia, di 28 mesi, prima di imbarcarsi verso la Turchia. A spingere i jihadisti a portarsi i figli sono i reclutatori del Califfo, la cui missione è creare dal nulla uno Stato che ha bisogno di tutto. E a confermare l'efficienza di tale network, che opera online e con contatti diretti, c'è la vicenda della ragazza ebrea parigina di 17 anni che nell'arco di pochi mesi ha scelto l'Islam, pianificato un attentato contro il negozio dei genitori e quindi tentato di partire per la Turchia al fine di arruolarsi nell'Isis, fermata solo all'ultimo minuto dalla polizia su segnalazione della famiglia. A occuparsi di lei ora è il «Centro per la prevenzione delle sette connesse all'Islam», guidato a Parigi dall'antropologa Dounia Bouzar, che ha raccontato alla tv israeliana come la giovane è stata «vittima di un lavaggio del cervello che prima lei si è inferta, entrando così in contatto con reclutatori abili e spregiudicati» a cui la polizia attribuisce l'invio in Siria e Iraq di circa mille francesi, il 70% dei quali non sono nati musulmani.
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