Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Allarme jihad: quando toccherà all'Italia? Commento di Marzio Breda
Testata: Corriere della Sera Data: 16 ottobre 2014 Pagina: 15 Autore: Marzio Breda Titolo: «Minaccia jihad, l'Italia in allerta chiama Bruxelles»
Dal CORRIERE della SERA di oggi, 16/10/2014, riprendiamo, a pag. 15, con il titolo "Minaccia jihad, l'Italia in allerta chiama Bruxelles", il commento di Marzio Breda.
Marzio Breda
Manifestazione pro-Isis
È un allarme esplicito, quasi drammatico. Messo nero su bianco dal Consiglio supremo di difesa proprio nel giorno in cui Barack Obama avverte i partner della coalizione internazionale che l’offensiva contro gli uomini del Califfato islamico non sarà breve, anche perché la loro aggressione è a tutto campo. Un avvertimento, quello lanciato dagli Usa, che si rispecchia appunto in quanto dice l’organo costituzionale incaricato di sovrintendere alla nostra politica di sicurezza: «Il solo sforzo nazionale non potrà essere sufficiente a garantire l’Italia, come ciascuno dei Paesi europei, dalle minacce e dai rischi che si prospettano già nel breve termine». La fonte del pericolo, ovviamente, è il terrorismo jihadista. Infatti, sottolinea il documento scritto ieri al Quirinale (con l’avallo di Napolitano), «la pressione militare dell’Isis in Siria e in Iraq implica sforzi rilevanti per l’Europa e per l’Italia anche per la forza attrattiva che il movimento sembra esercitare su altre formazioni dell’estremismo islamico in aree non contigue ai territori controllati». E su tutte, specie guardando alla gronda mediterranea, la Libia appare la realtà più fragile, ciò che impone «ogni sforzo per prevenire una sua ulteriore destabilizzazione». Un complesso di minacce alle quali si aggiungono i cosiddetti foreign fighters reclutati un po’ ovunque nel mondo e che secondo il Consiglio di difesa rendono «evidente» la necessità di «uno sforzo integrato», sul doppio fronte informativo ed esecutivo, da parte dei servizi di sicurezza. È la riproposizione, stavolta motivata dall’urgenza della questione jihadista cui si aggiungono le incognite del conflitto in Ucraina, di una politica estera comune della Ue, da associare magari al varo di un unico strumento militare. E, nel caso dell’Italia, di una «rapida trasformazione delle nostre forze armate» che il governo, pur nei limiti della ridotta disponibilità di risorse, ha già affidato agli estensori di un Libro Bianco ad hoc.
Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, telefonare 02/62821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante