Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Vendute al mercato: l'incubo delle donne yazide in Iraq Scontro di civiltà ? Noooo ! Cronaca di Francesco Semprini
Testata: La Stampa Data: 02 ottobre 2014 Pagina: 10 Autore: Francesco Semprini Titolo: «Il calvario delle yazide: 'Vendute come schiave al mercato di Mosul'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 02/10/2014, a pag. 10, con il titolo "Il calvario delle yazide: 'Vendute come schiave al mercato di Mosul' ", la cronaca di Francesco Semprini. Scontro di civiltà ? Nooo !
Francesco Semprini
Yazide in fuga dal Califfato
Sara ha quindici anni e ha pensato più volte a togliersi la vita nel corso della sua tragica esperienza. La ragazza appartenente alla comunità degli yazidi iracheni è stata rapita dalle milizie dello Stato islamico e venduta al miglior offerente. La sua cattività è durata circa un mese, durante il quale i suoi padrini la picchiavano «per farle un regalo», e un paio di volte le hanno levato del sangue con una siringa per renderla più debole e docile alle loro «attenzioni».
«Sara - nome di fantasia dato per proteggere la sua vera identità - è uno dei membri della minoranza che vive nella regione nord-occidentale dell’Iraq, in particolare nella provincia di Sinjar, presa di mira dagli jihadisti al comando di Abu Bakr al Baghdadi. Una comunità da sempre perseguitata: Sara porta ancora i segni di una serie di bombe esplose nel suo quartiere nel 2007, messa apposta dagli estremisti sunniti: allora morirono 800 persone e 1.500 rimasero ferite. A sette anni di distanza il terrore è tornato nella sua vita per mano dei miliziani dello Stato islamico: catturata picchiata e venduta. Portata a forza a Falluja e ceduta per denaro a due uomini «grassi e vecchi», che vivevano nella stessa casa. «Non mi davano tanto da mangiare, e io tentato vi oppormi a loro facendo resistenza passiva - racconta la ragazza -. Ha pensato più volte a togliermi la vita, ma poi mi venivano in mente la mia famiglia e mio fratello, andavo avanti solo per loro». Sara è riuscita a fuggire e ora si trova in un campo profughi a Dohuk, e oggi racconta il suo incubo fatto di percosse, torture, stupri e degrado. Lei, come altre ragazze yazide rapite, sono anche state costrette a guardare i video delle decapitazioni eseguite dai jihadisti. «In alcuni filmati si vedevano le teste infilate in pentole da cucina - ricorda Sara -. E i miliziani ci chiedevano, “sapete chi è questo?”. E poi si mettevano a ridere». Dalla disperazione «una di loro si è impiccata, un’altra ci ha provato ma i miliziani l’hanno fermata e picchiata a sangue», dice Sara, precisando che dopo quell’episodio, nessun’altra ha tentato di togliersi la vita. Nel campo di Dohuk c’è anche Leila, 19 anni, per lei l’incubo è iniziato mentre cercava di fuggire a piedi dal villaggio di Sinjar con il marito e alcuni membri della famiglia. Gli estremisti li hanno catturati, costringendo gli uomini a sdraiarsi con la faccia a terra, e quindi li hanno uccisi. Leila è stata invece portata a Mosul, e chiusa in un comprensorio con un migliaio di altre donne. «Gli jihadisti dell’Isis - racconta - ci hanno chiesto di convertirci all’Islam, minacciando che altrimenti avrebbero ucciso tutti i membri della nostra famiglia». Alcune hanno ceduto al ricatto per salvare il padre, il marito, o il fratello. Leila, come Sara, è riuscita a fuggire, e a raccontare la propria storia, e quella di tante altre della loro comunità vendute tra i cento e i mille dollari, e negoziate come bestiame al mercato di essere umani di Aleppo. E se sopravvissute, talvolta ripudiate una volta di ritorno a casa, per un perverso senso dell’onore osservato dalle loro comunità.
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