Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Boicottare Israele: ecco il nuovo antisemitismo Editoriale del Foglio
Testata: Il Foglio Data: 30 agosto 2014 Pagina: 3 Autore: la redazione Titolo: «La vergogna del boicottaggio a Israele»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 30/08/2014, a pag. 3, l'editoriale "La vergogna del boicottaggio di Israele".
L'antisionismo, maschera dell'antisemitismo
L'Europa sta diventando di nuovo un pessimo posto per gli ebrei, e questo avviene, come ha scritto l'intellettuale francese Claude Lanzmann nella lettera pubblicata anche dal Foglio, all'insegna di un antisemitismo mascherato da solidarietà con Gaza, ma alla fine con Hamas. In una corrispondenza da Londra, ieri il New York Times raccontava non solo della catena di alimentari che ha rimosso i prodotti kosher dalle vetrine per paura di manifestazioni, o delle sparate ignobili dell'eurodeputato George Galloway, che ha pensato di dichiarare la città di Bradford "Israel-free zone", nel senso che non vuole nella sua città "nemmeno turisti israeliani" (vi ricorda qualcosa?). E l'abietta propaganda antisemita che predica il boicottaggio delle università e dei prodotti israeliani trova la sua confortevole sponda nelle istituzioni europee. Il ministro dell'Economia belga, a luglio, aveva chiesto che i rivenditori etichettassero distintamente i beni alimentari prodotti in Cisgiordania dai coloni degli insediamenti israeliani e quelli prodotti dai palestinesi. Raccomandazione "non vincolante", fu detto, e si richiamarono analoghe regole inglesi e danesi. Ma a chiedere, e non da oggi, che siano etichettati in modo differente tutti i prodotti israeliani prodotti oltre i confini vigenti prima della guerra del 1967 è proprio l'Unione europea, mentre la Corte di giustizia dell'Ue, nel 2010, ha stabilito che le merci importate e "prodotte negli insediamenti israeliani dei Territori occupati non devono usufruire delle agevolazioni fiscali previste dagli accordi commerciali tra Israele e Ue". "Non si tratta di boicottaggio", ha detto un funzionario anonimo intervistato dal Nyt. Certo è che gli assomiglia parecchio. Così come gli assomiglia il fatto che l'Ariel University, che ha sede in Cisgiordania, sia stata esclusa dal programma di scambi scientifici e finanziamenti europei intitolato Orizzonte 2020. La verità è che l'Europa che boicotta Israele non accetta che quello stato, attaccato, si difenda. E' il "caos umanitario", ancora per citare Lanzmann, che finisce per imitare orrori da anni Trenta e Quaranta.
Per esprimere la propria opinione al Foglio, telefonare 06/589090, oppure cliccare sulla e-mail sottostante