Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Opinioni divergenti sulla tregua Cronaca di Alberto Flores D'Arcais
Testata: La Repubblica Data: 28 agosto 2014 Pagina: 17 Autore: Alberto Flores D'Arcais Titolo: «Regge la tregua, il falchi contro Netanyahu»
Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 28/08/2014, a pag. 17, con il titolo "Regge la tregua, il falchi contro Netanyahu", l'articolo di Alberto Flores d'Arcais.
Alberto Flores d'Arcais
Bibi Netanyahu
GERUSALEMME. Un generale israeliano, il premier palestinese della Cisgiordania e un olandese per le Nazioni Unite. Saranno tre uomini a vigilare sulla tregua «permanente e duratura» che ha posto fine a cinquanta giorni di guerra tra Israele e Gaza, saranno loro a controllare che gli aiuti umanitari e i materiali per la ricostruzione in arrivo sulla Striscia (via terra e via mare) non vengano usati da Hamas per riarmarsi o per costruire nuovi tunnel. Non hanno un compito facile Yoav Mordechai, Rainy Harndallah e Robert Serry, perché la "guerra d'estate" ha lasciato un scia di odio, vendette, regolamenti di conti ( politici e militari ) un po' su tutti i fronti. Una polveriera, pronta ad esplodere di nuovo. II giorno dopo Hamas insiste nel cantare vittoria e fa uscire dalla tenebre del bunker segreto (dove ha vissuto nascosto dall'8 luglio ) Ismail Haniyeh, il "premier" di Gaza: «Abbiamo vinto, è pronta la strada per conquistare Gerusalemme». La realtà è diversa, i gruppi combattenti ( Hamas e Jihad Islamica ) a Gaza hanno subito grosse perdite, due terzi dell'arsenale bellico, i tunnel distrutti, diversi comandanti e circa novecento "terroristi" uccisi. Proveranno — come hanno fatto in passato — a riarmarsi, ma con il rischio di far saltare il cessate-il-fuoco. Tra i dettagli della tregua siglata al Cairo ci sono i compiti affidati al "comitato dei tre", con il monitoraggio di ogni materiale che entra a Gaza e un avvertimento: se il cemento non venisse usato per la ricostruzione di case, uffici, ospedali ma per nuovi tunnel l'accordo salta automaticamente e i camion di aiuti verranno bloccati. Israele ha accettato di mettere fine alla sua politica di "omicidi mirati" contro i leader di Hamas e gli stipendi di 40mila "funzionari" verranno adesso pagati, ma sotto il controllo dei palestinesi di Cisgiordania. Non può cantare vittoria neanche Israele e non sono poche le voci critiche che si sono levate contro Netanyahu, accusato di aver "ceduto ai terroristi". La popolarità del premier è in caduta libera, metà del "gabinetto di sicurezza" era contro la tregua e i falchi — guidati dal ministro degli Esteri Lieberman — glielo hanno pubblicamente rinfacciato. Si sentono sconfitti gli abitanti del Sud, quelli che hanno vissuto cinquanta giorni in prima linea sotto i razzi di Hamas, che hanno dovuto abbandonare le case e i kibbutz di confine. Il sindaco di Ashkelon, la grande città a pochi chilometri da Gaza, ha riassunto con scetticismo la situazione: «La prossima guerra è solo questione di tempo». Gli occhi dei militari e dell'intelligence israeliani sono ora puntati sul Nord del paese e su quanto accade al di là dei confini con la Siria sulle alture del Golan, dove i qaedisti di Al Nusra hanno conquistato dopo una dura battaglia contro le forze di Assad il valico di Quneitra. Due israeliani ( un militare e un civile ) sono stati feriti da colpi di mortaio, Israele ha risposto al fuoco più che altro a scopo intimidatorio. Nessuno ha voglia, dopo una guerra di cinquanta giorni al Sud, di iniziarne una al Nord.
Per inviare la propria opinione a Repubblica, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante