Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Smentire una bufala: porta via tempo, e quando è svelata è troppo tardi La cronaca di Albero Flores d'Arcais
Testata: La Repubblica Data: 24 agosto 2014 Pagina: 13 Autore: Albero Flores d'Arcais Titolo: «I sopravvissuti della Shoah contro Israele: massacri a Gaza»
Come si fa a smentire una bufala ? Sarà sufficiente scrivere che questo fantomatico gruppo di 40 sopravvissuti alla Shoah e loro discendenti - come si autoidefinsco, con l'aggiunta di " International Jewish Anti-Zionist Network ( organizzazione che dichiara apertamente come proprio obiettivo quello del "ritorno dei rifugiati palestinesi" e la "fine della colonizzazione israeliana" ) ? Ma anche se un gruppetto di firmatari ci fosse veramente, sarebbero solo quei 4 gatti specialisti del folklore anti-israeliano, come quei rabbini che si fanno sempre fotografare insieme ai nemici più dichiarati di Israele, del tipo di Ahmadinejad & Co. Meritano di essere considerati una notizia ? Oggi, sembra che soltanto REPUBBLICA gli abbia dato rilievo, sugli altri quotidiani la bufala non è apparsa. Il titolo è orrendo "I sopravvissuti della Soah contro Israele: massacri a Gaza", che non riflette nemmeno il testo di Alberto Flores d'Arcais a pag.13. Avrà letto il pezzo chi ha fatto il titolo ? Una domanda che i nostri lettori possono fare al direttore Ezio Mauro.
Ecco l'articolo:
GERUSALEMME. «Nella mia vita ho visto bambini ebrei gettati nel fuoco. E adesso vedo bambini usati come scudi umani, da fedeli al culto della morte non dissimili da coloro che veneravano Moloch. Questa non è una battaglia di ebrei contro arabi o di Israele contro i palestinesi. È una battaglia tra coloro che celebrano la vita contro i campioni della morte. È la civiltà contro la barbarie». Cosi scriveva Elie Wiesel, premio Nobel per la pace e sopravvissuto ad Auschwitz, in una inserzione a pagamento pubblicata a inizio agosto su New York Timese Washington Post e poi ripubblicata ( tra le polemiche, perché il concorrente Times si era rifiutato) dal Guardian di Londra. Adesso a Wiesel rispondono quaranta sopravvissuti all'Olocausto ( tra cui Henri Wajnblum, Edith Belle Moshe Langer) che —insiemeai loro figlie nipoti ( altre 287firme) — denunciano «il massacro dei palestinesi a Gaza» e si dichiarano «disgustati dall'abuso della storia» che il premio Nobel avrebbe operato, tentando di «giustificare ciò che non è giustificabile: la distruzione di Gaza fatta da Israele e l'assassinio di oltre duemila palestinesi tra cui centinaia di bambini». La maggioranza dei firmatari risiede ( come Wiesel) negli Stati Uniti, diversi in Europa ( nessun italiano ), solo uno, Rami Heled figlio di sopravvissuti e con tutti i nonni morti a Treblinka, vive oggi in Israele. Ed è stato pubblicato sul sito del-l'International Jewish Anti-Zionist Network ( organizzazione che dichiara apertamente come proprio obiettivo quello del "ritorno dei rifugiati palestinesi" e la "fine della colonizzazione israeliana" ). Intanto, Abu Mazen è di nuovo nella capitale egiziana e lancia ( spalleggiato dall'Egitto ) un nuovo appello per il cessate-ilfuoco. A Gaza per ora non lo ascolta nessuno, Hamas continua a lanciare i suoi razzi contro i civili israeliani, gli aerei di Gerusalemme rispondono con le bombe — dieci morti tra cui cinque bambini — e Netanyahu ( con una lettera al segretario del-l'Onu ) paragona i terroristi della Striscia a quelli dello Stato Islamico. In un sabato di guerra di "routine" ( per i media, non per chi da una parte o dall'altra cerca di sopravvivere a razzi, missili e colpi di mortaio ) Hamas tenta il colpo di propaganda. Di fronte all'indignazione per gli omicidi a sangue freddo contro presunti "collaborazionisti" o "spie" di Israele ( ieri le squadracce in azione a Gaza ne hanno ammazzati altri quattro davanti a una moschea ) annuncia di aver firmato la proposta di adesionealla Corte Penale Internazionale, nella convinzione che aderendo alla Statuto di Roma ( quello su cui si basa la Cpi ) Israele ossa essere direttamente perseguito per "crimini di guerra". La Corte Penale Internazionale — che non ha nulla a che vedere con il Tribunale dell'Aja (o Corte Internazionale di Giustizia) delle Nazioni Unite, pur avendo la sede nella stessa città olandese — in realtà non porta sul banco degli imputati gli Stati, ma solo i singoli individui che si sono macchiati di genocidio, gravi crimini di guerra o crimini contro l'umanità. Inoltre lo Stato ebraico (come anche Stati Uniti, Cina, Russia e diversi altri) è trai paesi che non aderiscono alla Cpi.
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