Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
La risposta di Israele ad Hamas: rassegna di cronache di Maurizio Molinari, Davide Frattini, Michael Sfaradi, Aldo Baquis
Testata:La Stampa - Corriere della Sera - Libero - Il Giorno Autore: Maurizio Molinari - Davide Frattini - Michael Sfaradi - Aldo Baquis Titolo: «Raid su Gaza, è strage di civili - Colpito il centro disabili palestinese - 'Orfanatrofio colpito e bimbi morti'. Non è vero - Orfanatrofio colpito e bimbi morti'. Non è vero»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 13/07/2014, a pag. 2, l'articolo di Maurizio Molinari dal titolo "Raid su Gaza, è strage di civili", dal CORRIERE della SERA, a pag. 7, l' articolo di Davide Frattini dal titolo "Colpito il centro disabili palestinese. Salgono le vittime tra i civili ", da LIBERO, a pag. 13, l'articolo di Michael Sfaradi dal titolo " ' Orfanatrofio colpito e bimbi morti'. Non è vero ", che analizza la diffusione di una notizia distorta dalla propaganda di Hamas, dal GIORNO a pag. 5, l'articolo di Aldo Baquis dal titolo "c. ' Noi abbracciati contro Hamas' "
Diversi quotidiani di oggi riportano in prima pagina la notizia di bombardamenti contro la folla a Gaza, fornita da fonti palestinesi o quella del bombardamento di un orfanatrofio per disabili, che in realtà non era un orfanatrofio, ed era collocato sotto l'abitazione di un terrorista della Jihad islamica. Per esempio: IL SECOLO XIX a pag. 2, pubblica l'articolo firmato Mas. Lo. "Razzi sulla folla a Gaza City. Uccisi tre bambini", Il MATTINO a pagg. 1-8 pubblica l'articolo, per altro corretto, di Massimo Lo Monaco dal titolo "Gaza, bombe sui bambini pace lontana", Il SECOLO D'ITALIA a pag. 1 pubblica l'articolo dal titolo "A Gaza tre piccole disabili muoiono sotto le macerie di un orfanatrofio. GB, USA, Francia e Germania cercano una soluzione UE non pervenuta". Mentre Israele compie ogni sforzo per non colpire i civili a Gaza, arrivando a preavvertire dei bombardamenti, Hamas vuole ottenere il massimo numero possibile di vittime civili, anche a Gaza. Per questo colloca le sue postazioni militari su case e altri obbiettivi civili e indirizza alla popolazione appelli al martirio, mentre chi rifiuta di fare da scudo umano dei terroristi rischia comunque di essere ucciso.
Tel Aviv, al suono della sirena d'allarme
Di seguito, gli articoli:
LA STAMPA - Maurizio Molinari: " Raid su Gaza, è strage di civili"
Maurizio Molinari
Conto alla rovescia per l’intervento di terra israeliano a Gaza. I comandi militari chiedono ai civili residenti in più quartieri a Nord della Striscia di «evacuare le vostre case perché saranno presto zona di combattimento». E un portavoce dell’esercito parla di «intensificazione delle operazioni». L’ordine di superare il confine può arrivare in qualsiasi momento dal premier Benjamin Netnyahu e il ministro della Difesa, Moshe Yaalon, avverte gli israeliani: «Avremo lunghi giorni di combattimenti».
Record di vittime civili I bombardamenti da aria e mare di Israele hanno causato ieri il bilancio più pesante: almeno 45 vittime civili, portando il totale delle vittime dall’inizio delle operazioni a 150 morti e oltre 960 feriti. A Tufah le vittime sono state 15. Nel rione di Sheik Radwan un missile sparato da un drone ha raggiunto un capannello di persone causando 6 morti e 20 feriti. «È stata una strage» hanno affermato testimoni locali. L’obiettivo dell’attacco erano due dei nipoti di Ismail Hanyeh, il leader di Hamas a Gaza, rimasti entrambi uccisi assieme ai passanti. L’agenzia di stampa Al Quds Press afferma che a Beit Lahya, a Nord di Gaza, è stato colpito un orfanotrofio causando la morte di tre bimbi disabili ma fonti ufficiali israeliane, da Roma, smentiscono: «È falso». Dei 150 morti palestinesi oltre 20 sono minorenni e ciò accresce le pressioni internazionali per arrivare ad una rapida tregua.
Caccia ai leader di Hamas Nelle ultime 24 ore le forze israeliane hanno colpito 150 obiettivi nella Striscia di Gaza, bersagliando lanciatori di razzi, case di leader di Hamas e singoli miliziani di Hamas come della Jihad Islamica. Sin dall’inizio dell’operazione «Protective Edge» Israele ha realizzato 1220 raid colpendo oltre 630 lanciarazzi, 230 centri militari e 222 tunnel ma fonti palestinesi affermano che in realtà sono state distrutte 282 case private ed altre 9000 sarebbero state danneggiate.
Pioggia di razzi su Tel Aviv Con un evidente gesto di sfida Hamas ha annunciato con l’anticipo di un’ora il lancio di più missili a lungo raggio J-80 contro Tel Aviv, tutti intercettati dalle batterie dell’Iron Dome. Hamas parla comunque di «successo»: «Abbiamo dimostrato che il nemico è un castello di carta«. In precedenza aveva lanciato una raffica di razzi sulle città del Sud e del Centro di Israele, provando di nuovo a colpire Gerusalemme con i razzi M-75, prodotti a Gaza. In quest’ultimo caso però i razzi sono finiti in Cisgiordania, cadendo in un caso nell’area di Hebron e negli altri due a Betlemme. Hamas ha scelto di dare un proprio nome alle operazioni militari «10 Ramadan»: finora è riuscito a lanciare su Israele 690 razzi.
Il fronte nord Per il secondo giorno di seguito dal Libano sono piovuti missili su Israele, raggiungendo Nahariya e Rosh Hanikrà, a conferma della presenza di gruppi locai intenzionati a sostenere Hamas nella crisi in atto. Le forze militari dello Stato ebraico hanno risposto bersagliando con i tank il luogo di provenienza.
Trattative sulla tregua Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu lancia un appello per l’«immediato cessate il fuoco». Esiste una bozza di possibile accordo, redatta dall’Egitto assieme al Qatar, che sarebbe stata già sottoposta alle parti. Secondo indiscrezioni riportare da «Yedioth Aharonot» il testo prevede il ripristino della tregua siglata a novembre 2012 con l’immediata cessazione di ogni attacco e la liberazione da parte di Israele di 56 detenuti che, dopo essere stati liberati in cambio del soldato Gilad Shalit, sono stati di recente riarrestati da Israele in risposta al sequestro di tre ragazzi ebrei in Cisgiordania. Per sostenere gli sforzi a favore della tregua si vedranno oggi a Vienna i ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti. «A Vienna chiederemo anche all’Iran di porre fine all’invio di missili a Gaza» fa sapere il Dipartimento di Stato Usa. L’ex premier britannico Tony Blair intanto chiama il presidente egiziano Al Sisi, chiedendogli «di prevenire la guerra».
Scontri a Gerusalemme Est Decine di giovani palestinesi dei quartieri di Ras al-Amud e della Porta di Erode hanno attaccato la polizia, lanciandogli contro mortaretti e fuoco d’artificio, riproponendo la possibilità dell’apertura di un fronte di rivolta in Cisgiordania. Hamas ha plaudito a queste proteste.
LA STAMPA - Davide Frattini: " Colpito il centro disabili palestinese. Salgono le vittime tra i civili "
Davide Frattini
GERUSALEMME — Seguite le mosche. In quella stanza dicono i testimoni — dormivano in sei, le sedie a rotelle appoggiate vicino ai letti. A piano terra un centro per disabili, sopra (forse) la casa di un comandante della jihad islamica. Il missile israeliano centra le stanze da basso, in quattro restano feriti: Ola Washahi, 3o anni, viene uccisa dall'esplosione, il corpo di Suha, 47, non si trova I soccorritori hanno seguito le mosche. I colpi di avvertimento lasciati cadere da due droni prima dell'alba non li hanno svegliati e anche avessero sentito quel doppio rintocco sul tetto sarebbe stato difficile per loro riuscire fuggire. Jamala Alaywa ha creato l'istituto nel 1994 a Beit Laid-ya, nord della Striscia di Gaza, verso il valico con Israele. Ospita tredici pazienti, al momento dell'attacco la maggior parte era in visita dai parenti per il fine settimana, a celebrare in qualche modo il Ramadan, il mese di digiuno sacro per gli islamici. Li chiama i miei «bambini», sono ormai adulti, Ola e Suha vivevano 11 da dieci anni: «Hanno paura, eppure non si rendono conto di quale sia la situazione, non capiscono che c'è una guerra in corso attorno a loro», racconta all'agenzia France Presse. I raid e i bombardamenti vanno avanti senza fermarsi da cinque giorni. Le Nazioni Unite hanno conteggiato (fino alle 15 di venerdì): 700 sortite dell'aviazione, 1.loo missili e 10o proiettili sparati dai carrarmati, 33o cannoneggiamenti dalle navi al largo di Gaza, un'esplosione ogni 3 minuti e mezzo. I morti sono almeno 16o (55 uccisi ieri), l'8o per cento civili, tra loro donne e bambini. La ospedali nella Striscia, dove ormai mancano le medicine e il sangue per le trasfusioni. Gli egiziani hanno aperto solo per qualche ora il valico di Rafah a Sud, hanno lasciato passare i feriti più gravi, in centinaia sono rimasti ammassati dietro le barriere della frontiera: da qui non si può scappare, Gaza non produce profughi I generali di Tsahal hanno esportato una nuova tattica in questa operazione. Era usata in Cisgiordania durante la seconda intifada, abolita nove anni fa perché considerata inefficace, reintrodotta a Hebron nelle scorse settimane dopo il rapimento e l'uccisione dei tre ragazzi israeliani. Le case di chi è considerato un comandante o un miliziano dell'esercito irregolare di Hamas o della jihad islamica vengono ridotte in macerie, in Cisgiordania è il lavoro degli artificieri, a Gaza delle bombe dal cielo: tra 75 e 83 edifici — stima sempre l'Onu — sono stati demoliti con questa pratica BTselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, la considera illegittima: «Anche se i famigliari vengono avvertiti, l'appartamento è vuoto e non ci sono vittime, resta una punizione inaccettabile». L'esercito israeliano ha diffuso i video girati dalle telecamere installate sui droni. Mostrano i missili schizzare verso l'alto, verso le città israeliane, da postazioni nascoste tra i palazzi. In totale le case danneggiate dai bombardamenti sono 537. «Hamas e le altre organizzazioni terroristiche — dice Peter Lerner, portavoce delle forme armate — hanno incastrato in profondità tra la popolazione i loro arsenali e le rampe di lancio. Usano anche le moschee per occultare le armi e i tunnel scavati a scopi militari. Tengono in ostaggio la popolazione e la sfrutta come scudi umani». Anas ha lasciato le ultime parole su Facebook, un messaggio in bottiglia nel mare digitale: «Dio, ti prego, abbi pietà di me, non dormo da ieri. Che la nostra casa sia colpita, così la faremo finita una volta per tutte». A 17 anni — scrive l'agenzia Ansa non riusciva a sopportare le esplosioni, il ronzio costante dei droni, come tagliaerba che tranciano il cie - lo. Anas Qandil è morto in un bombardamento mentre si trovava in un palazzo di via Nasser. Gli amici a Gaza ricordano che il padre era stato ucciso dagli israeliani, che Anas si esaltava per le azioni delle Brigate Ezzedin Al Qassam, l'esercito irregolare del movimento fondamentalista. La sua foto su Facebook contrasta con la disperazione: un ragazzo che sorride, seduto sulla staccionata. Hassan racconta di quando ha trovato il diario di suo figlio, un ragazzino di 14 anni, nei giorni dell'operazione Piombo Fuso, tra la fine del 2008 e il gennaio del 2009: scriveva di volersi uccidere, tirava fuori al mattino gli incubi della notte. E' stato in cura, sembra essersi ripreso. Dalla sua prima crisi, Israele e Ha-mas si sono affrontate ancora nel 2009 per otto giorni e adesso in questa settimana che non finisce.
LIBERO - Michael Sfaradi: "' Orfanatrofio colpito e bimbi morti'. Non è vero "
Michael Sfaradi
SDEROT (ISRAELE) I.. Per capire com'è una città che si trova sulla linea del fronte bisogna vedere Sderot. Strade deserte, negozi chiusi, la popolazione rintanata nei rifugi. E il posto dove non ci si può muovere se si è su una sedia a rotelle o si ha un bambino in braccio, in 15 secondi bisogna essere al sicuro. In questo centro del sud d'Israele anche le fermate degli autobus sono di cemento armato. I rifugi sono mostruosi cubi, anche questi di cemento armato, che possono ospitare fino a dieci persone, poggiati sui marciapiede a quindici secondi di distanza uno dall'altro. La gente di Sderot vive così da almeno 14 anni, quella di Gaza è da 9 anni sotto il tallone della dittatura islamica di Hamas. La fine di questo regime porterebbe a tutti benessere e libertà. Ma la guerra continua e siamo costretti ad aggiornare il conto del sangue. Secondo fonti palestinesi i morti sono saliti a 135, tra loro diversi capi di Hamas (fra i quali due nipoti di Ismail Haniyeh, che di Hamas è il leader politico), i feriti nell'ordine di diverse centinaia, i più gravi vengono trasportati in Israele attraverso il valico di Kerem Shalom. Impossibile sapere quale sia, all'interno della tragica statistica, la percentuale dei "veri" civili. Il ministero della Difesa israeliano ha rilasciato diversi filmati e foto scattate dai droni dove si vede che i lanci dei missili palestinesi vengono effettuati dai tetti dei palazzi civili o dalle strade vicine a scuole o moschee. Proprio ieri un razzo lanciato vicino a uno dei magazzini della Unrwa, l'ente dell'Onu che si occupa dei profughi palestinesi, ha colpito lo stesso magazzino, incendiandolo e distruggendolo. Il denso fumo nero era visibile a chilometri di distanza. Il portavoce di Hamas ha dichiarato durante una conferenza stampa che sono 570 i missili lanciati verso Israele negli ultimi tre giorni, e i lanci continueranno con la stessa intensità. «Stasera colpiremo Tel Aviv», ha annunciato. E ieri sera hanno risuonato esplosioni in città, le sirene come impazzite. Cosi anche a Gerusalemme. In Israele oltre gli ingenti danni si contano diversi feriti, alcuni anche gravi. Un uomo ad Ashdod è morto d'infarto durante un allarme, una donna ha perso la vita caduta dalle scale mentre correva nel rifugio. In molti richiedono assistenza psicologica, soprattutto per i bambini che sono terrorizzati proprio dal suono delle sirene e dalle esplosioni che si susseguono a ritmo intenso, per ogni missile lanciato la deflagrazione si somma a quella del razzo intercettore Iron Dome. E poi c'è la guerra mediatica. Nel primo pomeriggio s'era diffusa - per la verità più che altrove in Italia - la notizia, subito ripresa dai siti di pressoché tutte le più importanti testate italiane, che alcune bombe lanciate dai jet israeliani avessero colpito un orfanotrofio a Beit Lahiya, nel nord della Striscia, e che nell'esplosione fossero morti anche dei bambini. Questa notizia, nella sua tragicità, è stata col passar delle ore ridimensionata, non era un orfanotrofio ma un centro per disabili, non si contano bambini fra le vittime anche se sfortunatamente due donne hanno perso la vita. E però resta la diffusione di una notizia che è rimbalzata per tutto il giorno condita con elementi non veri. Il portavoce dell'Idf ha fatto sapere che gli esperti analizzeranno i filmati e solo dopo commenterà l'accaduto. Peraltro, secondo voci non confermate, commando dell'esercito israeliano sarebbero entrati nella notte all'interno della Striscia di Gaza, distruggendo alcune postazioni palestinesi di frontiera. E forse anche preparando l'ingresso dei mezzi corrazzati: l'avanzata di terra potrebbe davvero essere ormai questione di ore. E poi la diplomazia. Tony Blair al Cairo che prepara una bozza per il cessate il fuoco insieme con il presidente egiziano Al Sissi, il vertice America-Europa in programma oggi. Potrebbe essere tardi: sulla strada per Gaza intenso è il traffico degli autotreni che trasportano i carri armati Merkava, e in serata il lancio di razzi su Israele è notevolmente aumentato
Il GIORNO - Aldo Baquis: "Quando la morte cala dal cielo. ' Noi abbracciati contro Hamas' " Aldo Baquis
PER ARRIVARE alla batteria di antiaerea Iron Dome, alla periferia di Tel Aviv, bisogna fare la coda. In un sabato estivo, tutta la città ha voluto abbracciare questi militari, che hanno saputo intercettare i razzi di Hamas. Grazie alla loro abilità, non si sono avute finora vittime. Allora ecco dunque comparire le pentole con i cibi di casa confezionati dalle 'yiddische mame': le mamme ebree sempre intente a infarcire i figli di cibo, nel timore atavico che non siano mai sazi. I soldati si scherniscono. «No grazie, abbiamo già mangiato». Fanno cenno con la mano che nella loro pancia c'è il tutto esaurito. Ma l'amore della popolazione non ammette deroghe e su di loro si riversano tavolette di cioccolata e dolciumi. Poi il prezzo da pagare: «Vogliamo un selfie con la batteria dei missili», dicono tutti. Ma l'agente di polizia spiega che è vietato. Tel Aviv è nota in Israele come la Buà': una sfera urbana che rifiuta di vedersi parte del Vicino Oriente, e preferisce sintonizzarsi sulle onde culturali occidentali. Nei chioschi dei giornali occhieggia l'ultima edizione di Time Out, la 'Bibbia' per chi desidera svagarsi. «Cosa è successo ai leader del movimento degli Indignati?», è il primo articolo. Seguono aggiornamenti su un nuovo ristorante, e gli ultimi preparativi per il concerto di Neil Young. Che Hamas possa aver disturbato questo idillio è fastidioso. Al suono dell'allarme gli abitanti corrono disciplinatamente nei luoghi di riparo. Ma la sensazione è che ancora non sia una cosa seria. Passato l'allarme, chi può si lancia sui detriti dei razzi per un selfie' d'obbligo da mettere al volo su Face-book. Anche l'umorismo aiuta: a Tel Aviv i razzi non possono cadere, si spiega, «perché i parcheggi qua sono sempre pieni». Quindici anni fa molto diversa era l'atmosfera quando nelle strade si facevano esplodere i kamikaze e gli autobus rischiavano di essere trappole di morte. Per il momento, invece, si distingue al massimo un leggero velo di preoccupazione. Nel litorale di Tel Aviv c'erano ieri un po' meno bagnanti del solito. Alcuni erano giunti dal Sud di Israele: «Vengo — ha detto uno — da Beersheba: dovendo scegliere fra 15 allarmi al giorno, e due o tre qua, preferisco Tel Aviv. Un vero paradiso». A sessanta chilometri di distanza, Gerusalemme ha trascorso ieri una giornata di calma Mentre Tel Aviv vive alla giornata, nella capitale la popolazione è più incline alla meditazione e alla preghiera. Entrambe hanno a loro difesa una batteria di Iron Dome (la Cupola di ferro') . Ma negli ambienti religiosi di Gerusalemme c'è chi ritiene che sopra a essa — che pure ha fatto cose egregie finora — ci sia una altra Cupola, metafisica, che protegge dal Cielo il popolo d'Israele. Per i religiosi, per i timorati, per gli ultraortodossi quello di ieri è stato un riposo sabbatico molto diverso dal solito: per alcuni versi, memorabile. Nel giorno del riposo è di norma vietato accendere apparecchi elettrici. Ma in situazioni di emergenza occorre dar prova di elasticità. Ecco così che fin dal venerdì i religiosi hanno avuto ordine di sintonizzare i loro apparecchi su una stazione radio che non trasmette assolutamente niente. Entrerà in azione — è stato spiegato — solo in caso di allarme, quando allora comincerà a sciorinare codici. Nelle sinagoghe, questo sabato, hanno fatto la prima comparsa anche i telefoni cellulari. Anch'essi (sistemati sul vibrato) per avvertire la congregazione di possibili lanci di razzi nella loro direzione. Le scene delle persone che si lanciano nei rifugi nell'udire le sirene hanno angustiato il rabbino capo ashkenazita David Lau. Cosa ne sarebbe degli anziani se nel cuore delle preghiera fosse necessario sgomberare subito il tempio ? Lau ha stabilito che era meglio esonerarli del tutto, lasciare che pregassero nelle loro abitazioni. Strade tranquille, sinagoghe affollate, letture di Salmi per rasserenare i bambini, e un clima di misticismo sospeso a mezz'aria: così Gerusalemme ha affrontato il nuovo pericolo incombente da Gaza. Solo in serata la calma è stata incrinata da una nuova sirena di allarme. Dopo dieci minuti la polizia ha riferito che nessun razzo era caduto sulla città, due ordigni erano caduti più a sud, in Cisgiordania, fra Betlemme e Hebron. Su Gerusalemme veglia comunque Nir Barkat, un ex uomo di affari laico, specializzato in high-tech, che mantiene sempre e comunque i piedi saldamente a terra. I servizi di emergenza del municipio, ha assicurato, sono ben oleati, funzionano bene. Alla popolazione non si chiede altro che rispetti disciplinatamente gli ordini del Comando delle retrovie. «Vedrete, andrà tutto bene», ha assicurato alla stampa.
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