Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Egitto: la fine dei Fratelli Musulmani 183 condanne a morte
Testata: La Stampa Data: 22 giugno 2014 Pagina: 12 Autore: La Redazione Titolo: «Egitto, condanna a morte per il leader dei Fratelli»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 22/06/2014, a pag.12, con il titolo "Egitto, condanna a morte per il leader dei Fratelli", una nota di agenzia sui processi e relative condanne a morte della leadership dei Fratelli Musulmani egiziani.
Nessun ripensamento, nessun passo indietro: il tribunale di Minya, a Sud del Cairo, ha confermato le condanne a morte di 183 Fratelli Musulmani, tra cui il leader spirituale, Mohamed Badie, per il loro coinvolgimento nell'attacco a un commissariato di polizia durante le proteste seguite alla deposizione di Morsi, nell'agosto dell'anno scorso. La sentenza, appellabile, rappresenta uno sviluppo del maxi-processo con oltre 1.200 imputati criticato a livello internazionale: l'Onu l'ha bollato come «il più grande processo di massa» della recente storia mondiale e Amnesty International ha già chiesto l'annullamento della sentenza. La condanna a morte del «Morshed» (la «Guida») della Confraternita era stata pronunciata a fine aprile ma la Corte d'assise di Minya ha dovuto attendere il parere del Gran Mufti, la massima autorità religiosa egiziana e rappresentante dell'Islam presso le istituzioni. E ieri ha fatto anche scalpore il gesto compiuto da Al Sisi per esprimere rispetto al sovrano dell'Arabia Saudita: nell'incontrare re Abdullah al Cairo, il neo-presidente egiziano non si è limitato a baciare tre volte sulle guance il regnante saudita, ma ha addirittura baciato anche il cordone nero che fermava la sua kefiah. D'altronde l'Arabia Saudita è stata tra i più convinti sostenitori della defenestrazione di Morsi da parte dei militari guidati proprio da Al Sisi e ora la monarchia si è fatta promotrice di una conferenza di donatori per aiutare l'Egitto a superare le difficoltà economiche.
Per inviare alla Stampa la propria opinione, cliccare sulla e-mail sottostante