Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
La politica estera suicida di Barack Obama Analisi di Maurizio Molinari
Testata: La Stampa Data: 01 giugno 2014 Pagina: 1 Autore: Maurizio Molinari Titolo: «Dialogo con i nemici: è la dottrina Obama»
Sulla STAMPA di oggi, 01/06/2014, a pag.1-25, con il titolo "Dialogo con i nemici: è la dottrina Obama", Maurizio Molinari analizza con chiarezza la politica estera suicida di Barack Obama, l'abbandono dagli Stati amici e la resa a quelli nemici. Non è difficile immaginare quale sarà il risultato, già ben illustrato nel saggio di Robert Kagan, uscito ieri su IC.
Maurizio Molinari Obama: un Cesare in patria, Chamberlain all'estero
Con lo scambio fra cinque detenuti di Guantanamo e l’ostaggio americano Bowe Bergdahl, Barack Obama sigla il primo patto con i taleban.Il presidente Usa legittima il nemico contro cui l’America combatte dall’ottobre 2001 e porta alle estreme conseguenze la dottrina multilateralista sulla politica di sicurezza illustrata nel discorso di West Point. Il patto con i taleban è frutto di un negoziato segreto di almeno sei mesi teso non solo a liberare il soldato Bergdahl, prigioniero da cinque anni, ma anche ad aprire un dialogo con la guerriglia afghana in vista della fine delle operazioni militari a Kabul: la CasaBianca è consapevole che il successore di Hamid Karzai sarà vulnerabile sulla sicurezza e cerca interlocutori anche fra i suoi nemici giurati per scongiurare l’incubo di un Afghanistan di nuovo in fiamme. In questa maniera Obama legittima l’avversario jihadista, alleato di Al Qaeda, contro cui l’America intervenne in reazione agli attacchi all’11 settembre 2001, confermando la strategia del dialogo con l’Islam fondamentalista che ha visto Washington sostenere in Egitto i Fratelli Musulmani di Mohammed Morsi. Ad evidenziarlo è il ruolo di mediatore del Qatar: un emirato messo all’indice dalle monarchie del Golfo per i legami con i Fratelli Musulmani che ottiene invece adesso, grazie a Obama, un successo di immagine grazie a cui rompe l’isolamento arabo. Sono mosse che descrivono la volontà del presidente Usa di inoltrarsi con decisione sulla strada del multilateralismo illustrato giovedì a West Point: l’America non si limita a ripugnare gli interventi militari per risolvere le crisi ma rilancia con forza il dialogo con i nemici. Come conferma anche la volontà di raggiungere entro luglio un’intesa sul programma nucleare dell’Iran di Hassan Rouhani. Resta da vedere quali saranno le conseguenze di tale approccio per la credibilità dell’America. Obama sbarca domani a Varsavia in un’Europa dell’Est che gli contesta eccessi di timidezza con Vladimir Putin sull’Ucraina in maniera assai simile a come i più stretti alleati arabi gli rimproverano il mancato intervento contro Bashar Assad in Siria. Nel momento in cui coglie un primo concreto risultato del dialogo con i nemici, perseguito con costanza sin dal discorso del primo giuramento a Washington il 20 gennaio 2009, Obama si trova obbligato a fare i conti con lo scontento crescente dei propri alleati che, dal Baltico a Hormuz, sono intimoriti da una Casa Bianca meno determinata a difenderli.
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