Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Come nasce la delegittimazione di Israele Analisi di un caso esemplare
Testata: Informazione Corretta Data: 29 maggio 2014 Pagina: 1 Autore: la redazione Titolo: «Come nascono le leggende antisraeliane ?»
Come si diffonde la disinformazione antisraeliana ? Riprendiamo dal sito IL VANGELO-ISRAELE.IT , tradotta da un articolo di YNETNEWS, l'analisi di un caso esemplare, che aiuta a comprendere i meccanismi della propaganda contro lo Stato ebraico.
Ecco il testo e le immagini dei media e dei social network sui quali la notizia si è diffusa:
Haaretz, 18.5.14, versione in inglese
Scrive Ben-Dror Yemini, su YnetNews: «Un mio amico ebreo americano mi ha chiamato la scorsa settimana per informarsi su un pogrom commesso dagli ebrei contro i palestinesi. Un pogrom ? L’amico ne aveva una prova inconfutabile. Peter Beinart, uno dei leader della sinistra ebraica negli Stati Uniti, aveva scritto sulla sua pagina Twitter le parole “un pogrom a Lag Ba’Omer” con un link a un reportage sul sito in inglese del quotidiano israeliano Ha’aretz. Titolo del reportage: “Coloni incendiano un frutteto palestinese”. Incendiare un frutteto è una cosa grave, ma come aveva fatto Beinart ad arrivare a parlare addirittura di pogrom? Il sito web Presspectiva, che ha approfondito la cosa, ha rilevato che il reportage originale sul sito in ebraico di Ha’aretz diceva: “Coloni accendono un falò in un uliveto”. Ecco dunque i tre passaggi. Tutto è iniziato con un reportage in ebraico su un falò all’interno di in un uliveto dove non è stato incendiato neanche un albero.
Il tweet di Peter Beinart
Per antica tradizione, falò di questo tipo se ne vedono in ogni parte d’Israele in occasione della festa di Lag Ba’Omer. Il secondo passo è stata una distorta traduzione dall’ebraico in inglese che ha fatto spuntare dal nulla un frutteto incendiato. Il terzo passaggio è stato chiamare pogrom il presunto incendio, e proprio per bocca di un maître à penser della sinistra ebraica americana. In seguito a un appello di Presspectiva, il giornale ha pubblicato una piccola rettifica. Al contrario, Beinart finora non ha ritenuto di rettificare le parole che aveva scelto di usare. Se avevamo bisogno di sapere come funziona l’industria della menzogna, ecco che questa settimana ne abbiamo avuto un altro piccolo, illuminante esempio.» (Da: YnetNews, 25.5.14)