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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
23.05.2014 Il Papa in Israele: l'unico luogo del Medio Oriente dove i cristiani sono in crescita
Reportage di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Sorpresa, il Papa in Israele troverà più cristiani»
Riprendiamo, dal GIORNALE di oggi, 23/05/2014, a pag. 16, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo "Sorpresa, il Papa in Israele troverà più cristiani".


Fiamma Nirenstein     Papa Francesco

C’è almeno uno, nel mondo, per cui una vi­sita del Papa in Medio Oriente è affar semplice men­tre tutte le diplomazie si affan­nano e talora si disperano: è il rabbino argentino Abraham Skorka che di Jorge Bergoglio è amico da vent’anni,e che ieri ci ha spiegato in un nocciolo la vi­sita papale. «Scrivendo un libro insieme e dialogando fra noi in tv per 31 ore, niente era più chia­ro­ del suo orrore per l’antisemi­tismo, dell’unione spirituale fra ebraismo e cristianesimo, e il desiderio di percorrere insie­me le vie di Israele. È un sogno che si realizza. Portare un’utile parola di pace: questo vuole il Papa. Naturalmente il suo pri­mo obiettivo non possono esse­re che i luoghi santi. Ma sarà la prima volta che un Papa, in Ter­ra d’Israele, visita la tomba di Theodor Herzl, il padre fonda­tore del sionismo. È un gesto molto importante: il Papa vede nel sionismo la crescita spiri­tuale del popolo ebraico». Cer­to ­è un gesto di grande peso teo­logico quando tanti mettono in discussione il diritto del popo­lo ebraico alla Terra d’Israele, quasi equivalente a quello che Giovanni Paolo compì ricono­scendo lo Stato d’Israele stes­so.
Ma molte altre sfide attendo­no il Papa in questo viaggio, che comincia Sabato con Amman, capitale della Giordania, dove incontrerà re Abdullah e la regina Rania, dirà messa allo stadio e visiterà il fonte battesi­male di Betania sul Giordano. La domenica sarà a Betlemme,
dove dirà messa di fronte alla Chiesa della Natività. Nel po­meriggio, Israele: inizierà la vi­sita con incontri ecumenici per poi dedicarsi il giorno dopo al Gran Mufti Muhammad Ah­mad Hussein, personaggio mol­to aggressivo che auspica nei suoi discorsi la distruzione di Israele. Poi il Monte Herzl e Yad Vashem. Il giorno dopo, incon­tri politici (con Shimon Peres e Netanyahu) e ecumenici nei luoghi santi.
Il Papa parte in un momento molto difficile per i cristiani nel mondo islami­co: secondo la watch list del 2013 si varia dai cento ai duecento mi­lioni di perse­guitati, 105mi­la cristiani l’anno vengo­no assassinati
per la loro fe­de. E il Medio Oriente è uno degli epicen­tri di­questa in­sopportabile persecuzio­ne, che crea anche grandi movimenti di profughi e mo­difi­che demo­grafiche. Se il Papa dirà una pa­rola decisa su questo proble­ma, certo questo è il luogo e il tempo appropriato, e il suo ami­co Skorka pensa che lo farà, sia pure con delicatezza.
Paradossalmente, l’unica tappa in cui il Papa potrà sorri­dere liberamente è Israele.
È in­fatti l’unico Paese in cui la popo­lazione cristiana è cresciuta e non subisce persecuzioni di sor­ta: nel 2012 i cristiani erano 158mila, nel 2013 161mila, l’80 per cento si definisce comune­mente ( anche se ormai molti vo­gliono essere chiamati cristiani israeliani) arabi cristiani, e il 20 per cento russi. Nel 1948, anno dell’Indipendenza, c’erano so­lo 34mila cristiani in Israele. Se­condo il Pew Center Israele è l’unica parte del Medio Oriente dove c’è una crescita:dei 2,2 mi­liardi di cristiani nel mondo, so­lo lo 0,6 per cento vive qui, il 4 per cento del totale degli abitan­ti, mentre un secolo fa era il 20. Il Papa ha molto lavoro da que­ste parti: ciò che i cristiani subi­scono in Siria o in Arabia Saudi­ta certo non devono patire in Giordania o nell’Autorità Pale­stinese. Ma quando Francesco parlerà a Betlemme non potrà ignorare che erano il 90 per cen­to agli inizi del ’900 e il 40 per cento nel 2000: oggi sono il 18 per cento, e il 28 con i comuni di Beth Sahur e Beit Jala.
Il futuro dei cristiani nel mon­do palestinese può soffrire del­l’alleanza di Abu Mazen con Ha­mas, che tormenta i cristiani di Gaza. Quanto alla Giordania, che ha il 6 per cento di cristiani su sei milioni e mezzo di abitan­ti, ogni scossa alla monarchia è un rischio. Un viaggio come il Papa desidera porta prima di tutto il segno della salvezza dei Cristiani in Medio Oriente e an­ch­e quello della quieta accetta­zione dell’esistenza di Israele. Un passo avanti su questi due te­mi, è una parola di pace.

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