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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
06.05.2014 Yom Hazicharon, il Giorno del Ricordo dei caduti di Israele
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Israele ricorda 30.000 caduti senza lacrime»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 06/05/2014, a pag. 14, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo   "Israele ricorda 30.000 caduti senza lacrime".

            
Fiamma Nirenstein           Celebrazione di Yom Hazikaron al Kotel


Se volete capire cos’è davvero Israele, guar­date a cosa sta è acca­duto nelle ore di pas­saggio fra il Giorno del ricor­do dei 23169 soldati uccisi nel­le guerre dal ’48 in poi, più i 10mila uccisi in attentati terro­ristici, e ieri sera, quando co­mincia Yom Azmaut, il 66esi­mo Giorno dell’Indipenden­za: un’esplosione di canti,fuo­chi, felicità però mista alla gra­titudine per quei ragazzi il cui il futuro è solo nei sogni dei lo­ro cari.
«Per chi ha un caduto -ha detto Bibi Netanyahu che ha perso il fratello Yoni a Enteb­be- ogni giorno è il Giorno del­la Memoria ». E ogni giorno è il giorno dell’Indipendenza. Il popolo ebraico, che ha cono­sciuto la Shoah (non il moto­re, ma l’ostacolo sulla strada della sua liberazione naziona­le) e le persecuzioni (gli egizia­ni, i romani,i cristiani..) guar­da con occhi innamorati alla sua creazione, un Paese che ha inventato i migliori sistemi di irrigazione, le migliori me­dicine, i computer più avanza­ti, la democrazia più abrasiva, che insegna la pace a scuola, un giardino in mezzo al deser­to morale e fisico dell’odio che lo circonda.
Israele ha mescolato settan­tasette diaspore giunte nella miseria, ha subito il rifiuto ara­bo alla partizione.
Oggi, dai poco più di seicen­tomila cittadini che vivevano qui nel ’48,è arrivata a una po­polazione di 8 milioni e 120mi­la residenti, di cui un milione e settecentomila arabi, tutti uguali davanti alla legge, men­tre i Paesi arabi sono tutti ju­denrein .
Di fronte a questi fatti, se Israele deve gestire con caute­la una trattativa sempre rifiu­tata dai suoi interlocutori, so­lo gli sciocchi o gli odiatori possono non capire il perché.

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