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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
24.04.2014 Genocidio degli armeni: le condoglianze di Erdogan, tardive, reticenti e strumentali
Cronaca di Antonio Ferrari

Testata: Corriere della Sera
Data: 24 aprile 2014
Pagina: 16
Autore: Antonio Ferrari
Titolo: «Le Condoglianze di Erdogan agli Armeni (99 anni dopo): Fine di un Tabù in Turchia»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 24/04/2014, a pag. 16, l'articolo di Antonio Ferrari dal titolo "Le condoglianze di Erdogan agli armeni (99 anni dopo): Fine di un Tabù in Turchia".

A 99 anni dal genocidio degli armeni le condoglianze turche appaiono tardive, oltre che reticenti, dato che Erdogan ha comunque evitato di utilizzare la parola "genocidio".
A quale scopo politico siano dirette è spiegato da Ferrari: "
correggere l’immagine del capo del governo, screditata da troppi scandali e da pochi edificanti primati, come quello del numero-record di giornalisti in galera"

Ecco l'articolo.

     
Antonio Ferrari         Recep Tayyp Erdogan      1915; deportazione degli armeni

 Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che stando ai numeri ha vinto le elezioni amministrative ma politicamente è sempre debole ed ha un’immagine internazionale assai appannata, sfida tutti con un deciso colpo di reni e infrange un tabù quasi secolare. Mentre gli armeni si preparano a ricordare, proprio oggi, 24 aprile, il 99mo anniversario del genocidio, il premier con un comunicato offre le condoglianze ai nipoti e ai discendenti del popolo che fu vittima dello sterminio. Accettando di fatto (senza ammetterle esplicitamente), le responsabilità turche per quella terribile pagina di storia. Quando cioè i soldati ottomani, a partire dal 1915, durante la prima guerra mondiale, consumarono lo spaventoso crimine collettivo: un milione di morti. Un fatto che Erdogan, oggi, definisce «inumano». E’ un passo di grande importanza, soprattutto dal punto di vista psicologico. Mai nessun capo di governo turco o leader politico di primo piano della Repubblica aveva usato parole così chiare sul sistematico massacro degli armeni, che il vertice del Paese ha sempre ostinatamente respinto, sin dai tempi di Mustafà Kemal Atatürk. Compiere il passo in occasione dell’anniversario del genocidio, ha indubbiamente un notevole valore aggiunto. La comunità armena ha accolto l’annuncio, diffuso nella tarda mattinata di ieri, con prudente ma evidente soddisfazione. La prudenza è comprensibile perché la dichiarazione è la sintesi di un lungo documento, nel quale il premier ribadisce la volontà di affrontare storicamente la vicenda e le sofferenze degli armeni, cercando insomma di attutire l’impatto delle sorprendenti condoglianze. A tutti è però chiaro il motivo che ha spinto Erdogan a tendere la mano agli armeni. Tutte le ambasciate turche sono state invitate a tradurre rapidamente e diffondere l’annuncio. L’obiettivo è chiaro: correggere l’immagine del capo del governo, screditata da troppi scandali e da pochi edificanti primati, come quello del numero-record di giornalisti in galera. Il primo ministro, come è noto da tempo, punta alle elezioni presidenziali di agosto, ma sa di avere un concorrente tutto interno al suo partito islamico moderato Akp. È il morbido presidente della Repubblica Abdullah Gül, che potrebbe accettare la rielezione, magari all’ultimo momento, per evitare altre divisioni nel Paese. Quelle divisioni che Erdogan, tanto carismatico quanto arrogante, ha accentuato.

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