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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
23.04.2014 L'inganno iraniano che avvicina l'atomica
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Così l’Iran inganna l’Occidente sul nucleare»
Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 23/04/2014, a pag. 15, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo "Così l’Iran inganna l’Occidente sul nucleare".

 
Fiamma Nirenstein    Ali Khamenei, "guida suprema" iraniana

Ogni giorno un nuovo titolo ci garantisce che i colloqui con l'Iran sulle sue strutture atomiche van­no non bene, benissimo. È formi­dabile la notizia di ieri che le parti si incontreranno a New York, mai successo prima, nelle giornate fra il 5 e il 9 maggio. Si parla anche di un accordo a breve sul reattore ad acqua pesante di Arak. L'agenzia degli Studenti Iraniani cita il nego­ziatore Abbas Araghchi che an­nuncia che i negoziati vi saranno tenuti a lato di un incontro sul Trat­tato di Non Proliferazione. Niente può essere più promettente, più internazionale e pacifista, gli ira­niani ce la mettono tutta per supe­rare scogli «complessi e difficili» dice Aragchi. Sorridono Obama e la baronessa Ashton del sogno bel­lo della fine della minaccia nuclea­re iraniana, sarebbe una legacy che fa scordare tanti fallimenti. Turba un po' l'atmosfera Fe­reydon Abbasi, ex capo del pro­gramma nucleare, che accusa le agenzie di intelligence americane di aver usato gli ispettori per sabo­tare la consegna di equipaggia­mento, o di averla consentita do­po aver sabotato gli oggetti da con­segnare al mercato nero. Anche i sistemi elettronici così sono stati infettati con virus, secono gli ira­niani. Insomma, l'Iran è la candi­da vittima della furbizia occiden­tale, eppure è pronto all'accordo. Tanto che, si è saputo ieri, il presi­dente Hassan Rouhani ha rime­sc­olato tutta la sua agenzia nuclea­re per cacciare gli oppositori delle concessioni al P5+1. Adesso, se tutto questo avesse un senso, do­vremmo solo aspettare fino al 20 luglio, la dead line , e stappare una bottiglia. Ma anche gli ottimisti fra gli interlocutori delle trattative no­tano che «alcuni elementi del pro­gramma contravvengono gli ac­cordi internazionali». Ciò che ap­par­e finora è che la bomba non sva­nisce all'orizzonte. In parole pove­re l'Iran, anche se ha ridotto le per­ce­ntuali di parte dell'uranio arric­chito, ha le centrifughe e le riserve sul territorio pronti a entrare in funzione se la volontà politica di Khamenei, il leader supremo, lo deciderà. Arricchire è operazione veloce. E sia l'arricchimento dell' uranio che Arak sono per ora aper­ti. La concessione di centrifughe per la ricerca scientifica è pericolo­sa. Sul tavolo, i sorrisi di Rouhani, la riduzione dell'uranio arricchito che può essere velocemente rim­polpato e il desiderio di pace dell' Occidente. Ma proprio Rouhani ri­vendicò i suoi meriti: «Mentre par­lavamo con gli europei, a Isfahan istallavamo gli impianti» disse tut­to fiero a un giornale nel 2006.

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