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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
08.03.2014 Turchia: oscurati Facebook e Youtube
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 08 marzo 2014
Pagina: 16
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Se la Turchia scivola verso il regime»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 08/03/2014, a pag.16, con il titolo " Se la Turchia scivola verso il regime ", il commento di Fiamma Nirenstein.

                                                                           Fiamma Nirenstein

Ne ha fatte di tutti i colori sen­za pagare pegno, e anzi restan­do nell'opinone pubblica inter­nazionale il ponte fra mondo islamico e Obama, ma colpire i grandi moloch del nostro tem­po, Youtube e Facebook, va al di là delle solite imprese. Erdo­gan ne compie ogni giorno: dal­le pesanti accuse di corruzione per lui e il figlio Bilal (porta via i soldi da casa dei nostri parenti, gli dice, se il materiale è autenti­co, il papà), dalle lodi a Hamas e la fallimentare Flotilla, all' effr­a­zione delle sanzioni e le visite in Iran, al sostegno cieco per la Fratellanza Musulmana, all'ac­cusa a Israele di aver organizza­to la rivoluzione in Egitto con­tro il suo amico Morsi, agli attac­chi personali a Shimon Peres, più tutte le aggressioni alla li­bertà nel suo paese, ai giornali­sti, ai militari, a chiunque non sia d'accordo con lui... Ma ades­so Tayyip Erdogan, il Primo Mi­nistro turco, in una spirale di on­nipotenza unita a panico, sta su­perando sé stesso: ha annuncia­to che bandirà i due grandi so­cial network perché, secondo lui, sono divenuti strumento di persecuzione politica da parte dei suoi nemici. Di Twitter ave­va già detto che è «un cancro». «Siamo determinati -ha ag­giunto Erdogan giovedì notte al­la televisione ATV­non lascere­mo l­a nazione alla mercè di You­tube e Facebook ». Erdogan si ri­ferisce a una serie di intercetta­zioni telefoniche, secondo lui «falsificate» che rivelano episo­di di corruzione nel suo grppo più intimo: queste intercetta­zioni, insieme a varie testimo­nianze, gli sono costate il 17 di­cembre scorso 52 arresti di per­sonaggi della sua cerchia, men­tre un vero terremoto scuoteva il giudiziario, la burocrazia, i giornali. Le intercettazioni comprendono anche prepoten­ze varie, come l'ordine al pro­prietario del giornale Milliyet, il 76enne Demiroen, di caccia­re il direttore e un giornalista per un articolo. Lui promette piangendo. Erdogan pensa cer­to anche a quanto i social network abbiano contribuito a organizzare le manifestazioni di Gezi Park, e le rivoluzioni ara­be compresa quella contro la Fratellanza Musulmana in Egit­to. È qui che la resistibile ascesa di Erdogan si è infragilita e il suo ex alleato, il potente clerico Fetullah Gulen dagli Usa ha lan­ciato un­'offensiva micidiale tut­tora in corso. Due anni fa, Erdo­gan av­eva senza colpo ferire get­tato in galera con l'accusa di co­spirazione (il caso Ergenekon) non meno di duecento ufficiali, tutto il quadro dirigente del­l’esercito kemalista e laico. Ma i tempi cambiano: pro­prio ieri la Corte suprema ha ac­colto la richiesta del generale Ilker Babug di essere rimesso in libertà dopo due anni di deten­zione, e si profila per Erdogan il rischio che i suoi nemici torni­no in circolazione. Erdogan at­tribuisce la tempesta che lo ha investito da vari lati ai poteri quasi onnipresenti nel corpo della società turca, dell'ex allea­to Fethullah Gulen. Se i sogni di ripristinare i fasti dell'impero Ottomano di Erdogan si mesco­lano alla passione islamista, l'Islam di Fetullah non è quello dei Fratelli, come per esempio non lo è quello dell'Arabia Sau­dita che per questo ha ritirato giovedì il suo ambasciatore dal Qatar. Sono inimicizie letali e in un periodo in cui non conta­no più i confini ma i gruppi, le sette, le etnie, le bande, anche la Turchia è diventata un cam­po di battaglia in cui il richiamo nazionale ha un suono fievole. Erdogan sente il pericolo, e anche se gode di più del 50 per cento dei consensi, teme che es­si vengano erosi dagli ultimi eventi: aveva intenzione di ot­tenrere un plebiscito per le pri­me elezioni presidenziali diret­te questa estate, ma adesso pen­sa a una quarta elezione a pri­mo ministro. Ha fatto tre termi­ni e 11 anni e tante volte ha affer­mato che riteneva sbagliata la lunga permanenza al potere di precedenti leader. Proporsi con un comportamento che ha pubblicamente disprezzato sa­rebbe segno di grande debolez­za politica.

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