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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
04.03.2014 L’Europa appoggi l'Ucraina contro Putin
commento di Bernard-Henri Lévy

Testata: Corriere della Sera
Data: 04 marzo 2014
Pagina: 2
Autore: Bernard-Henri Lévy
Titolo: «L’Europa venga a Kiev e impari a non aver paura»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 04/03/2014, a pag. 2, l'articolo di Bernard-Henri Lévy dal titolo "L’Europa venga a Kiev e impari a non aver paura".


Bernard-Henri Lévy

Popolo della Maidan! Quasi a mani nude, avete fatto indietreggiare i miliziani del Berkut. Da soli, o quasi, avete costretto Yanukovich alla fuga. Con un sangue freddo degno dei grandi popoli, avete inflitto una disfatta storica alla tirannia. Dunque, non solo siete europei, ma i migliori fra gli europei. Certo, siete europei per la storia; ma anche, ormai, per il sangue versato. Certo, siete europei perché siete figli di Voltaire, di Victor Hugo e di Taras Shevchenko; ma anche perché, per la prima volta, qui, nella Maidan, dei giovani sono morti con la bandiera stellata dell’Europa fra le braccia.
Hanno voluto calunniarvi. Si è detto che siete i continuatori della memoria nera dell’Europa. Eh no! È il contrario! Le virtù di resistenza che costituiscono il genio dell’Europa e che un grande francese, il generale de Gaulle, ha portato al culmine, siete voi ad averle incarnate durante quei giorni cruenti; e il nazional-socialismo, l’antisemitismo, il fascismo che furono la vergogna del nostro continente erano dalla parte dei vostri nemici. Rendo omaggio ai vostri morti. Rendo omaggio al vostro coraggio e vi dico, ora più che mai: «Benvenuti nella Casa comune».
Oggi tuttavia una nuova forza si erge davanti a voi. Una forza che non conosce e non rispetta che la forza. Una forza che agisce impunemente nell’Est del vostro paese. Una forza che, amputando l’Ucraina, si appresta a fare quello che nessuna forza, in nessun altro paese d’Europa, ha osato fare da decenni a questa parte.
L’argomento è noto: è quello di Hitler che, nel 1938, invocò come pretesto per invadere la Cecoslovacchia che i Sudeti parlavano tedesco. Il metodo è noto: è quello di Hitler che approfitta, anche lui, delle Olimpiadi invernali a Garmisch-Partenkirchen per rimilitarizzare, pochi giorni dopo, la Renania.
Ma voi siete qui, popolo di Maidan, per impedire questo nuovo crimine. Siete qui, giovani di Maidan, per evitare che i vostri fratelli dell’Est ricadano sotto il dominio dell’Impero. Siete di nuovo riuniti per rifiutare che sia smembrato il vostro paese, che ha sofferto fin troppo, lungo i secoli.
L’altro giorno ero davanti all’ambasciata russa, a Kiev, dove sventolavano insieme bandiere ucraine ed europee. Poi in Parlamento, la Rada, dove ho incontrato i vostri dirigenti: Vitali Klischko, l’uomo che, come Danton durante la Rivoluzione francese, ha sollecitato una mobilitazione democratica; e la signora Yulia Tymoshenko, di cui Putin già cerca di macchiare la reputazione, che mi ha incaricato di dirvi: «Evidentemente non andrò a Mosca; Putin è mio nemico». Ma quel che più mi ha colpito è la loro volontà di resistere: il martirio e la potenza, la donna che porta sulla propria pelle le stigmate della sua lotta per la libertà e il campione, figlio della Maidan, simbolo di forza tranquilla e di probità. Se loro restano uniti, se restate tutti uniti, come oggi in questa piazza, sarete voi a vincere e Putin a cedere. Ma per vincerlo durevolmente avrete bisogno, popolo della Maidan, dell’aiuto dei vostri fratelli in Europa.
L’Europa deve proteggere l’Ucraina. Deve farsi garante delle frontiere della vostra nazione e della libertà delle vostre città. Deve firmare al più presto, cioè se possibile già da domani, l’accordo di associazione per il quale i vostri giovani e i vostri veterani si sono battuti e sono morti. L’Europa deve venire qui, a Kiev — perché no? — a firmare solennemente questo accordo: per voi, sarebbe una forma di tutela e, per lei, una sorta di nuovo atto di battesimo. L’Europa deve comportarsi con Putin come si è comportata con Yanukovich: deve agire di fronte al padrone come ha agito di fronte al valletto. Ha i mezzi per punirlo e deve utilizzarli.
E se l’Europa dicesse a Putin: «Abbiamo bisogno del tuo gas, ma tu hai bisogno dei nostri euro: allora, giù le mani dalla Crimea»? Se l’Europa dicesse a Putin: «Un uomo che dimostra di poter violare le frontiere in Europa non trova posto nelle sedi in cui la comunità internazionale si adopera per la stabilità del mondo: allora, signor Putin, o lei esce dall’Ucraina, oppure facciamo uscire lei dal G8 che, per ironia della sorte, si dovrà riunire a Sochi»?
E se Hollande, Merkel, Obama facessero sapere al predatore della Crimea e, Dio non voglia, di Donbass e di Donetsk, che non sarà il benvenuto quando, fra qualche mese, si festeggerà in Francia lo sbarco, settant’anni fa, degli eserciti della libertà?
Putin è forte solo della nostra debolezza. Putin va avanti solo perché noi abbiamo paura. E se la paura cambiasse campo? Se i dirigenti europei avessero una minima parte del coraggio dimostrato dal popolo della Maidan? Come? Voi non avete avuto paura, e noi ci lasceremmo prendere dallo spavento? Voi vi siete ribellati al nuovo zar e noi dovremmo piegarci davanti a lui? È assurdo. È impossibile. È quel che ho intenzione di dire, appena tornato in Francia, ai dirigenti del mio paese. No pasaran , gridavano i repubblicani spagnoli nel 1936. No pasaran , gridavate voi ai terribili miliziani del Berkut di Yanukovich che vi tenevano sotto mira. No pasaran , deve ripetere oggi l’Europa alla soldatesca di Vladimir Putin. Viva l’Ucraina: una, indivisibile e libera. Viva la Francia, viva l’Europa e viva l’Ucraina in Europa!

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