Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Qatar: quanti morti costeranno i mondiali di calcio del 2022 ? Scontro di civiltà ? Noooooo. Commento di Cecilia Zecchinelli
Testata: Corriere della Sera Data: 17 febbraio 2014 Pagina: 28 Autore: Cecilia Zecchinelli Titolo: «Coppa del Mondo in Qatar: quelle vittime da non ignorare»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 17/02/2014, a pag. 28, l'articolo di Cecilia Zecchinelli dal titolo "Coppa del Mondo in Qatar: quelle vittime da non ignorare".
Cecilia Zecchinelli
«Potrebbe anche essere che abbiamo commesso un errore assegnando i Mondiali 2022 al Qatar», ha ammesso in settembre Sepp Blatter. Il presidente della Fifa allora pensava alle questioni climatiche, consapevole (dopo mille polemiche) delle difficoltà create dalla torrida estate dell’emirato e di quelle, forse non molto minori, di spostare la World Cup in inverno come pare sarà. Ma non c’è solo questo: i diritti umani degli immigrati che lavorano nei cantieri per i Mondiali di Doha e dintorni si stanno rivelando un dossier ancora più caldo. Ieri il settimanale di Londra The Observer ha anticipato un rapporto che calcola in oltre 400 gli operai nepalesi morti in quei siti dal 2010, quando il Qatar ottenne (già allora tra mille polemiche) le gare del 2022. E di questo passo, «prima del calcio d’inizio — continua il giornale — i morti tra i nepalesi saranno oltre 4 mila. Senza contare le altre nazionalità». Non è un caso che i dati si riferiscano solo agli immigrati dal misero Stato himalayano. I nepalesi sono il 20% dei due milioni di stranieri che lavorano nell’emirato, con status giuridico e condizioni di vita, nonché di lavoro, spesso al limite della schiavitù, com’è in quasi tutti gli Stati del Golfo. Ma sono anche molto organizzati, i nepalesi: è una loro Ong che ha stilato il rapporto anticipato ieri, utilizzando i dati ufficiali delle autorità qatarine incrociati con quelli delle famiglie delle vittime. Sotto accusa c’è l’emirato, ovviamente, ricchissimo di gas e particolarmente dinamico nella politica estera. Recentemente, le autorità hanno imposto «linee guida» per i gruppi edili che hanno vinto gli appalti per i Mondiali, con la sicurezza al primo posto. Niente è però cambiato, la lista dei morti si è allungata. Ma anche la Fifa non può ignorare la realtà. In chiaro imbarazzo, certo più del nuovo emiro di Doha Tamim Al Thani, la Federazione si è impegnata a compiere «visite di verifica sul posto» per assicurarsi delle condizioni degli operai. Le accuse aumentano ogni giorno, come le campagne degli attivisti internazionali perché gli sponsor dei Mondiali (da Adidas a Coca Cola) rivedano i loro contratti. O perfino perché la World Cup sia tolta al Qatar. Ipotesi che la Fifa ha già respinto: «Sarebbe controproducente».
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