Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Obama e la sua politica estera: un altro gran bel risultato riavvicinamento Egitto-Russia. Commento di Viviana Mazza
Testata: Corriere della Sera Data: 14 febbraio 2014 Pagina: 15 Autore: Viviana Mazza Titolo: «Così Mosca approfitta delle tensioni Usa-Egitto»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 14/02/2014, a pag. 15, l'articolo di Viviana Mazza dal titolo "Così Mosca approfitta delle tensioni Usa-Egitto".
Viviana Mazza Obama, al Sisi, Putin
Sia l'Egitto che la Russia hanno molto da guadagnare dalla stretta di mano di ieri tra il generale Abdel Fattah Al-Sisi e il presidente Putin. Il generale, giunto per negoziare un accordo da due miliardi di dollari per l'acquisto di armi russe, ha incassato l'appoggio del capo del Cremlino alla sua candidatura — non ancora ufficializzata — alle presidenziali di aprile in Egitto («So che avete deciso di correre perla presidenza. E una scelta responsabile», ha detto Putin, augurandogli «buona fortuna»). In questa sua prima visita all'estero dal rovesciamento del presidente islamico Mohammed Morsi a luglio, Al-Sisi lancia così un segnale agli americani, che hanno sospeso parzialmente l'assistenza militare all'Egitto, dimostrando di non aver problemi a trovare altri alleati. I fondi per l'acquisto di missili, caccia MiG-29, elicotteri e altre armi verranno forniti, secondo la stampa russa, dai sauditi e dagli Emirati. Da parte sua, Putin approfitta della tensione tra Il Cairo e Washington per ampliare la propria influenza in Medio Oriente, recuperando un vecchio alleato. Ai tempi della Guerra Fredda, Mosca e il Cairo avevano goduto di stretti rapporti politici e militari, sotto Nasser (peraltro in quegli anni molti egiziani andarono a studiare in università e scuole militari sovietiche: tra di essi Mubarak). Fu Anwar Sadat ad avvicinare l'Egitto agli Stati Uniti. Certo Washington non intende ora tagliare i rapporti con Il Cairo, avendo bisogno di un partner per la sicurezza regionale e la pace con Israele, ma cerca di mandare un messaggio di preoccupazione sul «nuovo corso»: il Congresso Usa ha chiesto riforme democratiche in cambio del ripristino degli aiuti per un miliardo e mezzo di dollari. Non aiuta che il giro di vite contro i Fratelli musulmani abbia colpito l'ambasciata americana del Cairo, con l'arresto di un dipendente accusato di «tenere i contatti» con il movimento islamico. Il calore del Cremlino mira a colmare questo vuoto. Senza mai nominare esplicitamente gli Usa, Putin ha criticato le loro interferenze negli affari interni degli altri Paesi (come già con la Siria e l'Ucraina). D'altra parte il leader russo e egiziano hanno molto in comune: un passato nell'intelligence, la «guerra al terrorismo» e l'odio per la Fratellanza musulmana.
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