Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Iran: navi in rotta verso gli Usa in risposta alla mano tesa di Obama Guido Olimpio prende sul serio i negoziati sul nucleare con gli ayatollah
Testata: Corriere della Sera Data: 10 febbraio 2014 Pagina: 12 Autore: Guido Olimpio Titolo: «Nave in rotta verso gli Usa: provocazioni di Teheran»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 10/02/2014, a pag. 12, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo "Nave in rotta verso gli Usa: provocazioni di Teheran".
Nelle ultime righe, Olimpio sembra prendere sul serio l'Iran nell'ambito dei negoziati sul nucleare. E' possibile credere agli ayatollah dopo che per anni hanno imbrogliato l'AIEA (con l'aiuto del vecchio presidente el Baradei) e l'Occidente sui loro piani nucleari ? Ecco il pezzo:
Guido Olimpio
Agli iraniani piacciono gli annunci ad effetto. Muovono le acque, attirano l’attenzione, distraggono, riscaldano il cuore dei «duri e puri». E così rivelano, a cadenza mensile, la produzione di nuove armi (spesso copie). Oppure promettono missioni oltre l’orizzonte. Così l’ammiraglio Afshin Rezaye Haddad, parlando con l’agenzia Fars, ha rivelato che una formazione navale è in rotta verso gli Usa. Per la precisione «si sta avvicinando ai confini marittimi degli Stati Uniti». L’alto ufficiale ha spiegato che la mossa è una risposta alla massiccia presenza navale americana nel Golfo Persico. Le due unità — forse la nave appoggio «Kharg» e un cacciatorpediniere — hanno lasciato il Sudafrica e ora risalgono verso nord. A bordo 30 cadetti impegnati in un periodo di addestramento. La cosa non ha certo impressionato il Pentagono. Un portavoce, senza accendere alcuna polemica o allarme, si è limitato a dire che la task force rimarrà comunque nelle acque internazionali. Quindi non esistono problemi. E anche se entrassero — aggiungiamo noi — non cambierebbe di molto. Le dichiarazioni dell’ammiraglio camminano lungo un «sentiero» abbastanza chiaro. Con dei precedenti. Teheran intende essere presente anche lontano dal Golfo. Dal 2009 le sue navi —tra cui proprio la «Kharg» — sono state impegnate nel pattugliamento anti-pirateria al largo della Somalia. Due anni dopo, ancora la «Kharg» e la «Shahid Qandi», sono state mandate in missione nel Mediterraneo. Azione ripetuta nel febbraio 2012 per dimostrare — come disse l’ammiraglio Sayyari — «la potenza dell’Iran». Più concreto appare invece lo sviluppo sul fronte nucleare. Teheran ha raggiunto un’intesa con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Gli iraniani si impegnano a compiere sette passaggi richiesti dall’Aiea entro il 15 maggio fornendo anche nuove informazioni. Tra questi i dati sui «detonatori» nucleari. Chi tiene d’occhio l’Iran è più interessato a cosa combina nei laboratori sotterranei piuttosto che alle manovre dei suoi vascelli.
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