Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Negoziati: Bibi Netanyahu risponde agli 'avvertimenti' di John Kerry cronaca di Tonia Mastrobuoni
Testata: La Stampa Data: 03 febbraio 2014 Pagina: 15 Autore: Tonia Mastrobuoni Titolo: «Kerry avverte Israele: 'Senza accordo di pace rischia il boicottaggio'»
Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 03/02/2014, a pag. 15, l'articolo di Tonia Mastrobuoni dal titolo " Kerry avverte Israele: 'Senza accordo di pace rischia il boicottaggio' ".
John Kerry Bibi Netanyahu
L’affermazione di John Kerry sul pericolo di una «campagna crescente di delegittimazione» e di un intensificarsi del boicottaggio internazionale nei confronti di Israele, nel caso in cui dovessero fallire i negoziati di pace, non è affatto piaciuta ai diretti interessati. Sabato, a margine di una riunione del Quartetto alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il segretario di Stato americano aveva detto «si parla di boicottaggi e di altre cose» e che «lo status quo attuale cambierà, in caso di fallimento». Dopo che le frasi di Kerry sono state riportate ieri con enfasi dai principali quotidiani israeliani, Netanyahu gli ha risposto con durezza. Aprendo la seduta settimanale del Consiglio dei ministri, il premier israeliano ha sottolineato che «i tentativi di imporre un boicottaggio ad Israele non sono morali e non sono giustificati» e che «non raggiungeranno il loro scopo: in primo luogo perché spingeranno la controparte palestinese a trincerarsi nella sua posizione di rifiuto, allontanando la pace». In secondo luogo, ha aggiunto, «nessuna pressione internazionale mi indurrà a rinunciare agli interessi essenziali dello Stato di Israele, e in primo luogo alla sicurezza dei nostri cittadini». Intanto, sempre a latere degli incontri della Conferenza di Monaco, Kerry ha incontrato ieri il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e gli ha comunicato che gli Stati Uniti manterranno le attuali sanzioni economiche contro Teheran. Un portavoce americano ha fatto sapere che i due «hanno discusso dell’attuazione dell’accordo sul programma nucleare raggiunto lo scorso novembre da Teheran e dai Paesi negoziatori del gruppo del 5+1». Il prossimo appuntamento è per il 18 febbraio, quando ci sarà la verifica del «Piano d’azione» di sei mesi che ha impegnato Teheran a non alimentare il processo di arricchimento dell’uranio e Ue e Stati Uniti ad alleggerire le sanzioni contro la Repubblica islamica. Zarif, pur smorzando le aspettative di un accordo in tempi brevi, durante una tavola rotonda con, tra gli altri, il capo dell’Aiea Amano, ha precisato che l’Iran «vuole raggiungere un’intesa». Il responsabile degli Esteri ha tuttavia ribadito più volte che l’Iran non vuole rinunciare alle ricerche sul nucleare; ma le diplomazie sono alacremente al lavoro per mandare avanti il negoziato. E intanto a Teheran è già arrivata una prima tranche di 500 milioni di dollari di un pacchetto di 4,2 miliardi congelati dall’embargo.
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