Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Ricordo struggente di Arik Einstein di Daria Gorodisky
Testata: Corriere della Sera Data: 29 dicembre 2013 Pagina: 12 Autore: Daria Gorodisky Titolo: «Requiem rock per Arik voce di Israele»
Riprendiamo da LETTURA-CORRIERE della SERA, di oggi, 29/12/2013, a pag.12, con il titolo "Requiem rock per Arik voce di Israele" lo struggente ricordo di Arik Einstein di Daria Gorodisky.
Arik Einstein
C' erano nonni, nipoti, e la generazione che unisce questi a quelli. Era piena, proprio un mese fa, piazza Rabin, quella che a Tel Aviv ospita le manifestazioni più imponenti. Arik Einstein se n'era andato all'improvviso, a 74 anni, e tutti volevano rendere omaggio all'uomo che è stato «la colonna sonora della nazione», per dirla con Shimon Peres. Un'icona, perché Arik Einstein ha scritto e cantato per decenni la storia e le emozioni di Israele. Voce e sguardo profondi, bello, atletico come sa esserlo un ex campione di salto in alto, alla fine degli anni Cinquanta ha regalato il rock al suo giovanissimo Paese: «...io e te cambieremo il mondo...», urlava. Però. con poesia e naturale eleganza. La stessa cifra di tutto il suo repertorio successivo, melodico e intimistico anche quando legato agli eventi. Ha raccontato quella quotidianità israeliana che fa coesistere la necessità di difendersi militarmente per sopravvivere e la «normalità» della vita occidentale (S'a le'àt, Vai piano). Ha pianto l'assassinio di Yitzhak Rabin con la famosa Shalom haver (Shalom, amico) e dedicando alla sua vedova, Lea, la splendida Ze pit'òm nafài alea (All'improvviso le è accaduto). Ed è indimenticabile la sua versione di Ahshav sheatà kan (Ora che sei qui) per celebrare la liberazione di Gil'ad Shalit, il soldato che Hamas ha tenuto in ostaggio per 5 anni: «Sarai sempre un eroe/Ti è consentito piangere/Non è affatto semplice/Perdonare il destino». Già, in Israele ogni figlio è o sarà soldato e ogni soldato è figlio di tutti. Ma Arik Einstein ha cullato anche quei sentimenti che superano le frontiere perché, semplicemente, appartengono all'Uomo. Ha fatto divertire i bambini con strofe che catturavano anche i genitori; la sua voce ha accompagnato le serate dei ragazzi, le feste, i falò sulla spiaggia... Ha narrato le paure che tutti incontriamo; e l'amore, molto amore, quello della gioventù come quello imbiancato insieme ai capelli: «...Adesso siamo rimasti soli nel nido/Però noi siamo insieme/Abbracciarti forte dimmi sì/Non preoccuparti insieme è divertente invecchiare...» (Uf gozàl, Vola pulcino). Passioni e nostalgie narrate in musica, ma sempre con delicatezza e una pennellata di ironia. Con l'anima, insomma.
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