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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
16.12.2013 Accordi Italia-Israele per droni e satelliti
cronaca di Gian Micalessin

Testata: Il Giornale
Data: 16 dicembre 2013
Pagina: 13
Autore: Gian Micalessin
Titolo: «Nella fabbrica segreta dei super droni di Israele»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 16/12/2013, a pag. 13, l'articolo di Gian Micalessin dal titolo "Nella fabbrica segreta dei super droni di Israele".

Gian Micalessin

«I soldati italiani soffriva­no in passato di cattiva fama. Le vostre Forze Armate dispiegate in Libano so­no, invece, un condensato di al­ta qualità e geniale creatività. Quel che fate lì, parola di solda­to israeliano, è un capolavo­ro ». Il «soldato» israeliano in questione si chiama Amos Gi­lad e non è l’ultimo dei marmit­toni. L’ufficio all’ultimo piano del ministero della Difesa di Tel Aviv dove lo incontriamo è proprio accanto a quello del mi­nistro. E non a caso. Dalla scri­vania del generale Gilad, diret­tore dell’Ufficio Affari Politico­militari del ministero passano le decisioni più importanti. Come quella per l’acquisto di 30 aerei italiani M 346 Alenia Aermacchi al costo di 850 milio­ni di dollari per l’addestramen­to dei piloti israeliani. Un su­per contratto analogo a quello sottoscritto dall’Italia per l’ac­quisto dell’avanzatissimo sa­tellite spia OptSat3000, il gran­de occhio con cui seguiremo le missioni delle nostre forze ar­mate impegnate a livello globa­le. Per capire l’importanza di questo secondo contratto biso­gna scendere verso i sorveglia­tissimi capannoni dell’«Israel Aerospace Industries» dissemi­nati attorno all’aeroporto Ben Gurion. Lì, dietro posti di bloc­co, sensori e nugoli di guardie pronte a bloccare visitatori in­desiderati, si celano alcuni dei più importanti segreti militari d’Israele. Tra questi l’OptSat 3000. Il satellite, come spiega Ofer Doron, responsabile com­merciale del settore Missili e Spazio, è un piccolo condensa­to della strategia economica e militare d’Israele. «Quello che costruiamo qui è un prodotto di elevate qualità tecnologiche dai costi contenuti», spiega Do­ron che- dopo averci obbligato a vestire camice bianco, cuffiet­ta e soprascarpe - ci accompa­gna nella sala sterile dove pren­de forma il primo satellite per usi militari acquistato dall’Ita­lia. «Vi costa 182 milioni di dol­lari, ma per voi è un buon affare perché la vostra agenzia spazia­le ne sviluppa il sistema radar a visione spettrografica da 250 colori che l’Italia potrà vende­re separatamente a noi e altri Paesi».
Il padiglione delle meravi­glie di quest’area industriale supersorvegliata è però quello dove si progettano e realizzano i «droni», gli aerei senza pilota. «Vedi questo? Si chiama Ghost
(fantasma) vola senza fare il mi­nimo rumore, s’infila ovunque e con il buio è praticamente in­visibile. È studiato per le forze speciali. Con lui cambieremo le regole del combattimento nelle aree urbane. Grazie a lui il nemico non avrà più nascondi­gli », spiega Nir Salomon, il re­sponsabile commerciale dei droni israeliani di ultima gene­razione. «Ghost», un elicotteri­no nero da un metro e mezzo pesante quattro chili, è la ver­sione bonsai del Ch47 Chi­nook, l’elicottero da trasporto a due rotori usato da Stati Uniti e paesi Nato. A differenza del fratellone maggiore questo si­lenzioso calabrone può volare tutto solo, infiltrarsi dentro un edificio, attraversare - grazie ad un programma computeriz­zato- scale, porte e finestre, tra­smettere le immagini sullo schermo di un computer e al ca­so anche abbattere un soldato nemico.
Per chi ama far le cose in gran­de Nir Salomon ha invece pron­to Eitan, ovvero il «risoluto», un gigante da quattro tonnella­te e mezzo di peso, 14 metri di lunghezza e 26 di apertura ala­re, capace di volare per 36 ore portandosi dietro mille chili di attrezzature fra bombe, missili e sistemi d’osservazione. Gra­zie a questo gigante «risoluto» già utilizzato cinque anni fa per distruggere un convoglio di missili partiti dal Sudan e de­stinati ai militanti di Hamas a Gaza, Israele potrebbe cambia­re le regole della partita con l’Iran. Oggi una flotta di Eitan sarebbe già dispiegata in due basi segrete affittate dall’Azer­baigian. Da lì, in caso di raid sul­le infrastrutture nucleari di Teheran, i droni israeliani po­trebbero colpire le batterie mis­silistiche iraniane annullando ogni possibilità di rappresa­glia. In attesa di una nuova guerra i Ghost, gli Eitan e gli al­tri droni restano comunque una potentissima arma com­merciale. Un’arma richiestissi­ma in tutto il mondo e capace di garantire, da qui al 2020, fat­turati per decine di miliardi.

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