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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
24.11.2013 La Turchia sta con Morsi: rottura diplomatica con l'Egitto
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «I faraoni d'Egitto alla guerra col sultano turco»

Egitto e Turchia rompono i rapporti diplomatici, Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 24/11/2013, a pag.13, con il titolo " I faraoni d'Egitto alla guerra col sultano turco ", il commento di Fiamma Nirenstein.

Rottura diplomatica                                            Fiamma Nirenstein

È un grande scontro di leoni della stessa famiglia sunnita che ruggisco­no­per affermare il loro orgoglio pluri­millenario. Il Medio Oriente è dilania­to dai due­fronti islamici sciita e sunni­ta l'uno contro l'altro, ma adesso si ri­vela anche la micidiale concorrenza interna al fronte più storicamente ro­busto, quello del sultano turco e del fa­raone egiziano. Ieri l'Egitto ha degra­dato le relazioni diplomatiche con la Turchia ed espulso il suo ambasciato­re dal Cairo; con rapida reazione la Turchia ha dichiarato l'ambasciato­re egiziano «persona non grata» e de­gradato le relazioni con l'Egitto allo scambio fra «incaricati d'affari».
L'ambasciatore egiziano era torna­to dalla Turchia in agosto, quando
Mohamed Morsi era stato cacciato via dal generale Sisi con una grande ri­voluzione militare e popolare. Il mini­stero degli Esteri egiziano spiega che «la leadership turca ha insistito nella sua posizione inaccettabile, sobillan­do la comunità internazionale e espri­mendo posizioni che sono un'offesa alla volontà popolare».
Lo scontro fra Egitto e Turchia ha
un nome: Fratellanza Musulmana. Fra il movimento islamista che era ap­parso come il vincitore nelle rivolu­zioni mediorentali e l'Akp, il partito di Erdogan, c'è un rapporto di identifi­cazione: la vittoria di Morsi era stata considerata dal leader turco come co­sa sua. La sua furia per il fallimento della Fratellanza in Egitto lo ha stra­vol­to fino a dichiarare che Israele è re­sponsabile della deposizione di Mor­si. Ieri ha salutato la crisi con la Raa­ba, il gesto delle quattro dita dei soste­nitori di Morsi.
Non solo le parole hanno portato il generale Sisi all'esasperazione. La Turchia, riporta il giornale egiziano
al Watan , ha aiutato alquanto i soste­nitori di Morsi, ha accolto le loro riu­nioni a Istanbul, ha aiutato a organiz­zare manifestazioni. Non finisce qui: Ankara, accusa Asharq al Awsat, sup­porta la parte peggiore dei ribelli qae­disti in Siria.
E l'Egitto fronteggia al Qaida nel Si­nai. I rapporti di Erdogan con gli Usa, con l'Irak, con l'Iran, coi paesi del Gol­fo, con l'Arabia Saudita e adesso con l'Egitto sono stati immolati sull'alta­re della Fratellanza. Strana scelta per chi sogna l'impero ottomano.


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