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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
13.11.2013 Norvegia: niente crocifisso al collo delle presentatrici tv, non è islamicamente corretto
Cronaca di Maurizio Caverzan, con tirata omofoba finale

Testata:
Autore: Maurizio Caverzan
Titolo: «'Porta la croce, via dalla tv'. Oslo cede alla lobby islamica»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 13/11/2013, a pag. 17, l'articolo di Maurizio Caverzan dal titolo "«Porta la croce, via dalla tv». Oslo cede alla lobby islamica ".


Siv Kristin Saell­mann mostra il crocifisso 'incriminato'

Curioso l'accostamento tra la presentatrice televisiva e Guido Barilla, dato che i due casi non c'entrano nulla l'uno con l'altro.
Ma, parafrasando quanto disse la Duchessa di Windsor, "l'omofobia ha delle ragioni che l'intelligenza non conosce".
Ecco il pezzo:

Oscurantismo del politi­camente corretto. Intol­leranza delle culture dominanti. Rivendicazione del diritto all’offesa, anche dove di offesa non c’è traccia alcuna. È tutte queste cose insieme il se­vero costume che alcune poten­ti lobby, quella islamica o quel­la omosessuale, stanno lenta­mente instaurando nella convi­venza dei nostri evoluti Paesi occidentali. Nel nord Europa, così come nella nostra Italietta mediterranea. Quando si è abi­tuati a dettare leggi e regole, quando si è arroganti e intocca­bili­ si possono imporre stop im­provvisi a chiunque, anche ad accreditati professionisti, col­pevoli di non appartenere allo schieramento giusto. È accaduto a Siv Kristin Saell­mann, una delle più apprezza­te conduttrici di Nrk , la televi­sione pubblica norvegese. Il suo errore? Indossare una cate­nina con la croce durante la di­retta del telegiornale. Qualche occhiuto telespettatore è arriva­to a scovare quel simbolo reli­gioso sul collo della giornalista.
Ci dev’essere voluto un certo impegno perché il crocefisso in questione misura la bellezza di 14 millimetri. Ma tanto è basta­to a m­andare alcuni utenti di fe­de musulmana su tutte le furie: «Quella catenina con la croce offende l’islam»,hanno senten­ziato. I dirigenti dell’emittente di Stato norvegese non se la so­no sentita di difendere la loro anchorwoman, magari ingag­giando una polemica con l’as­sai influente comunità islami­ca. Il risultato è stato un richia­mo alla conduttrice che dovrà riporre nel cassetto la sua cate­nina con l’ «offensivo» crocefis­so. Altrimenti, niente più vi­deo. «Quel simbolo non garanti­sce l’imparzialità del canale», hanno protestato gli islamici.
Ora si vedrà se Saellmann ri­correrà alla Corte europea dei Diritti umani come fece qual­che anno fa Nadia Ewadia, una hostess della British Airways che rivendicò il diritto a indos­sare un’analoga catenina sul posto di lavoro. Nel gennaio scorso la Corte di Strasburgo le aveva dato ragione evidenzian­do «l’importanza della libertà di religione, elemento essenzia­le dell’identità dei credenti e fondamento, tra altri, delle so­cietà democratiche pluraliste ». Al contempo aveva messo in guardia dai casi in cui «la prati­ca religiosa di un individuo sconfina sui diritti altrui». Co­me il crocefisso indossato da qualcuno in un luogo pubblico o durante l’esercizio di una pro­fessione possa sconfinare nei diritti altrui o risultare addirittu­ra offensivo è quesito che non riusciamo a comprendere.
È l’idea stessa di offesa che sfugge. Mentre appaiono assai chiare una certa invadenza e in­tolleranza della cultura islami­ca che vorrebbe neutralizzare la semplice espressione del­l’identità e della tradizione cri­stiana in genere. Ne sa qualco­sa anche il povero Guido Baril­la, costretto a pubbliche scuse e inversioni di rotta, fatte salve le ragioni di marketing, solo per aver espresso la propria perso­nale preferenza per la famiglia tradizionale. Immediata l’accu­sa di omofobia e di offesa dell’universo omosessuale. Alla fi­ne l’ideologia delle lobby è neu­tralizzare chi non ne fa parte e possiede una cultura e una tra­dizione diversa. Anche quan­do, come nel caso della giornali­sta norvegese, l’espressione della propria appartenenza av­viene attraverso il crocifisso, simbolo del martirio e dell’an­nullamento più estremo.

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