Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Gli ebrei 'suscettibili' all'antisemitismo La dichiarazione di un giudice romano
Testata: Corriere della Sera Data: 28 ottobre 2013 Pagina: 31 Autore: Pierluigi Battista Titolo: «Le parole malate in tribunale»
Satira e naso adunco, poco importa che questa rappresentazione dell'ebreo sia stata alla base dell'antisemitismo nazista e fascista, Vauro che ha disegnato Fiamma Nirenstein secondo l'estetica nazi-fascista non ha commesso alcunchè di riprovevole, ha semplicemente fatto uso della libertà di espressione. E' questa la sentenza di un giudice della procura di Roma, come racconta Pierluigi Battista sul CORRIERE della SERA di oggi, 28/10/21013, a pag.31, con il titolo " Le parole malate in tribunale", un commento molto opportuno, ma perchè non fare il nome dell'esimio giudice ?
Vauro La vignetta
La brutta notizia è che nei giorni scorsi in Appello è stata confermata la condanna di Peppino Caldarola e Antonio Polito, colpevoli, il primo come autore di un articolo satirico, il secondo come (allora) direttore responsabile del «Riformista», di aver bollato come antisemita una vignetta di Vauro in cui una donna ebrea veniva raffigurata come un mostro, con la stella di Davide affiancata provocatoriamente a un fascio littorio, e con il naso adunco in bella evidenza, tipico stilema dell’iconografia antiebraica da quasi un secolo a questa parte. La buona notizia è che almeno la beffa non si aggiunge al danno, perché è stata revocata la pena pecuniaria con cui i condannati (per i quali non esiste la libertà di critica e di satira) avrebbero dovuto gratificare le finanze di un vignettista che ha raffigurato un’ebrea con il naso adunco. La pessima notizia è che, appena celebrati i settant’anni della deportazione degli ebrei di Roma verso i campi di sterminio, nelle aule di giustizia italiane circolano quelle che Rosellina Balbi chiamava «parole malate» nei confronti degli ebrei anche in un ambiente istituzionale che si suppone impermeabile alle degenerazioni del linguaggio oltraggioso nei confronti del popolo ebraico. E infatti, il giudice che presso la Procura di Roma ha confermato la condanna di Caldarola e Polito negando il contenuto antisemita della vignetta in cui Vauro ha mostrificato un’ebrea con il naso adunco, nel corso del suo intervento ha adoperato un termine sovraccarico di connotati negativi e cupamente legato a un passato che speravamo fosse stato superato: ha parlato di «razza ebraica». Ora, «razza ebraica» non si deve usare mai. Mai, per nessuna ragione. Perché oltre a essere un termine insensato sul piano scientifico, è offensivo e denota una rozzezza lessicale, un’ignoranza della storia e un’insensibilità che davvero lascia stupefatti. C’è un giudice a Roma che usa insomma impunemente «razza ebraica»: cosa dobbiamo pensare della giustizia romana e italiana? Inoltre il giudice, senza nemmeno quel minimo di prudenza che si dovrebbe ritenere implicito nel ruolo ricoperto, ha liquidato così le rimostranze della comunità ebraica italiana che, d’accordo con Caldarola, si è sentita offesa dalla vignetta di Vauro su una donna ebrea tratteggiata con il naso adunco della tradizione antisemita: «gli ebrei sono suscettibili». Proprio così: «gli ebrei suscettibili». Lo sapevano i responsabili del Tribunale romano, del ministero della Giustizia, del Consiglio superiore della magistratura che a Roma c’è un giudice che considera «suscettibili» gli ebrei che si sentono oltraggiati dall’iconografia antisemita? Lo sapevano, proprio all’indomani della cerimonia con cui si è voluto ricordare la deportazione degli ebrei del 16 ottobre del ’43, che la «razza ebraica» viene considerata troppo permalosa, troppo ombrosa, troppo sospettosa? Suscettibili e con il naso adunco: insopportabili, no?
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