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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
17.10.2013 Negare la Shoah è da infami. Ma non è reato
L'opinione di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Negare la Shoah è da infami. Ma non è reato»

Sul GIORNALE di oggi, 17/10/2013, a pag.1/15, con il titolo "Negare la Shoah è da infami. Ma non è reato", Fiamma Nirenstein entra nel dibattito sulla legge contro il negazionismo con il commento che riprendiamo.

                                                                                Fiamma Nirenstein

Le mie ragioni per non es­sere d’accordo col reato di negazionismo sono opposte a quelle che hanno por­tato il Movimento 5 Stelle a fre­nare l’iter della legge speciale in Parlamento. L’alibi della «complessità» del tema addot­to dai grillini è semplicemente risibile. Temo che della «com­plessità » i nuovi senatori e de­putati a 5 Stelle ne sappiano po­co, specie quando è riferita alla condizione e alla questione ebraica: lo si vede dalle loro in­verosimili prese di posizione sullo Stato d’Israele,che pure si succedono con una certa frequenza. Dunque, speriamo che si occupino d’altro.
Il negazionismo non può essere com­battuto in tribunale: delle leggi ad hoc non esistono in vari Paesi peraltro molto interessati al tema, per esempio in Israe­le. Sitrattainfattidiunaperversionegloba­le, trasferitasi nel mondo intero da un ma­leodorante salottino europeo capeggiato da Roger Garaudy (definito da Gheddafi il più grande filosofo europeo dopo Plato­ne e Aristotele), che come Robert Fauris­son pren­deva aria in certi suoi tour finan­ziatidalmondoislamico, dall’arcignama­scheradiDavidIrvinequellapenosamen­te ridicola di Dieudonnè M’bala M’bala, dall’ammiccare a certi ambienti di alta ari­stocrazia codina e a dei deficienti rapati a zero... È diventato un ruggito globale, uno strumento primario di antisemitismo. I negazionisti non usano l’antisemitismo come arma. È il negazionismo ad essere un’arma fondamentale dell’antisemiti­smo contemporaneo in allarmante au­mento in Europa e in stabile condizione di alta, altissima marea nel mondo islami­co. Non possiamo mettere in galera tutti i negazionisti,possiamo combattere politi­camente tutti gli antisemiti. Combattere il negazionismo da solo non si può, è im­possibile, se non si affronta di petto l’anti­semitismo, cosa che vergognosamente l’Europa si rifiuta di fare. Ormai quasi la metà dei cittadini ebrei dei Paesi della Ue ha ricevuto attacchi o minacce legati alla propria religione: il Vecchio Continente, se avesse un minimo di rispetto per se stes­so, dovrebbe alzarsi in piedi e cacciare a pedate chi ripropone ciò che sul suo terre­no ha creato il peggiore degli episodi della sua storia. Non lo fa, anzi nega il fenome­no: la Svezia si sta svuotando di ebrei, l’emigrazione ebraica in Francia è alta quanto non si era mai visto prima, in In­ghilterra e nei Paesi Bassi cresce, e anche in questo nostro dolce Paese l’aria non è tantobuona. IlpresidentedellaRepubbli­ca che ieri era caldamente presente alla Si­nagoga per ricordare con una gran folla la razzia del Ghetto, è sempre stato un alfie­re della lotta all’antisemitismo, denun­ciand­otraiprimil’identificazionefraque­st’ultimo e l’odio per Israele.
Ma in questi anni l’ondata si è fatta tsu­nami globale, e il negazionismo si è tinto di tutti i colori, ha parlato tutte le lingue, si è insinuato con varie nuances fra intellet­tuali e politici.
Ilnegazionismoneèun’armaprincipa­le. Tutti ricorderanno la conferenza che Ahmadinejad tenne a Teheran nel dicem­bre del 2006. La condanna fu vastissima, ma anche la partecipazione fu tale che per combatterne i colori si sarebbe dovu­to marciare con molte divisioni scorraz­zando sul globo. Dunque: o la battaglia delle idee,o lo scontro armato,il tribuna­le non c’entra. Apparve fondamentale al regime degli Ayatollah, che predica la di­struzione dello Stato d’Israele, sostenere di fronte a tutto il mondo che la Shoah è una menzogna. Anche Abu Mazen, il rais palestinese,asuotempohanegatolaSho­ah: è un comma specifico della guerra contro gli ebrei, che la si combatta sul ter­re­no delle caricature o su quello del terro­rismo. Fu in questo molto coadiuvato da personaggi provenienti da tante latitudi­ni, da David Duke ad Ahmed Rami. Has­san Nasrallah come tanti altri leader ara­bi ha lodato Garaudy, e non mi esce di mente un saggio di Alain Finkielkraut «
Au nom de l’autre, reflection su l’antise­mitism que vien » che legava il pacifismo estremo, la negazione della possibilità che esista una guerra giusta (come quel­la, per esempio degli americani contro il nazismo) alla nuova vita presa dal nega­zionismo. È con le idee che si combattono le idee,anche le peggiori come l’antisemi­tismo, che di invenzioni perverse ne con­ta svariate, e non solo il negazionismo, un’idiozia per miserabili.
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