Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Yasser Arafat, continua la farsa del polonio ci casca anche Antonio Ferrari
Testata: Corriere della Sera Data: 14 ottobre 2013 Pagina: 37 Autore: Antonio Ferrari Titolo: «Yasser Arafat ucciso dal veleno? Spetta alla scienza la prova finale»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 14/10/2013, a pag. 37, l'articolo di Antonio Ferrari dal titolo "Yasser Arafat ucciso dal veleno? Spetta alla scienza la prova finale".
Yasser Arafat
Anche Antonio Ferrari, come già Scuto su REPUBBLICA del 13/10/2013(http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=4&sez=120&id=50996) crede alla storia dell'avvelenamento da Polonio? Non sa Ferrari che il Polonio evapora dopo poche ore, figuriamoci dopo 9 anni ! Quali sarebbero le 'conclusioni imbarazzanti' a cui dovrebbe arrivare l'inchiesta sulla morte di Arafat? Imbarazzante è il credito che i giornalisti danno a questa bufala colossale. O forse è imbarazzante il fatto che Arafat sia morto di AIDS ? Forse per la mentalità omofoba della cultura islamica (non molto diversa da certa cultura occidentale?). Ecco il pezzo:
Chi ha paura della verità? Il presidente palestinese Yasser Arafat è morto a causa di una malattia o è stato avvelenato, come da sempre sostiene la vedova Suha? Domande pesantissime per almeno due motivi: perché la conferma dell’avvelenamento significherebbe logicamente che qualcuno ha tentato di ucciderlo, e alla fine ci è riuscito; e poi perché, se l’eventualità fosse confermata, non sarebbero soltanto i servizi segreti israeliani ad essere indiziati, ma anche personaggi del mondo arabo, o magari qualcuno che era molto vicino al leader. Altrimenti non si spiegherebbe come il veleno sia arrivato sulla tavola di Arafat, che era rinchiuso nel suo quartier generale. Fino a ieri prevaleva l’altalena della ipotesi, anche se i ricercatori elvetici, ai quali si era rivolta la vedova, sostenuta dalla tv satellitare Al Jazeera, avevano raccolto prove a sostegno della tesi dell’avvelenamento con polonio 210, altamente radioattivo. Un veleno utilizzato dalle spie russe per uccidere avversari politici. Adesso è stato compiuto un altro passo avanti, non certo modesto. Il giornale britannico The Lancet , che è una delle quattro o cinque più autorevoli pubblicazioni mediche del mondo, pubblicando il report firmato da otto clinici tra i più rispettati e qualificati, ha avvalorato la possibilità che Arafat sia stato appunto avvelenato. Apparentemente il giorno dell’avvelenamento sarebbe il 12 ottobre del 2004, esattamente nove anni fa. Il leader, assediato e prigioniero nel palazzo della Mukata di Ramallah, già debilitato, mostrò sintomi inquietanti: nausea, vomito, grave affaticamento, dolori addominali. Al punto che fu trasferito a Parigi. Morì l’11 novembre e fu sepolto nel mausoleo di Ramallah. Soltanto l’anno scorso, per insistenza della vedova, la salma è stata riesumata per l’autopsia, di cui tra breve si conosceranno i risultati. Il fatto che The Lancet abbia deciso di pubblicare il report, avvalorando la tesi dell’avvelenamento, potrebbe essere il segnale che l’esito dell’inchiesta sta approdando a conclusioni importanti. E probabilmente assai imbarazzanti.
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